L'intelligenza artificiale è una delle rivoluzioni tecnologiche più profonde che l'umanità abbia vissuto finora: sta rapidamente rimodellando le economie, trasformando la scienza e ridefinendo il potere geopolitico, e i paesi e le imprese leader nel settore plasmeranno il XXI secolo. Questo potere non può tuttavia essere appannaggio di pochi.Siamo di fronte a una scelta fondamentale: l'AI concentrerà il potere nelle mani di pochi o dilaterà le possibilità grazie alla concorrenza leale e a progressi condivisi? È nostra responsabilità garantire che questo nuovo potere non si concentri nelle mani di pochi, che l'innovazione continui a prosperare e che partner affidabili collaborino per gestire i rischi che nessun paese può affrontare da solo.
L'urgenza è innegabile. All'ultimo vertice del G7 i leader hanno incontrato gli amministratori delegati delle principali imprese di frontiera nell'AI a livello mondiale. Da allora diversi leader di frontiera del settore hanno chiesto una cooperazione più stretta tra i governi democratici, evocando tutti una stessa realtà: non più mera gara tecnologica, l'AI sta diventando una fonte determinante di forza economica, di sicurezza e di influenza geopolitica.È convinzione dell'Europa che il mondo trarrà vantaggio da una pluralità di modelli di AI avanzati, sviluppati da imprese diverse in paesi diversi, che competano lealmente, imparino gli uni dagli altri e rispondano alle esigenze di società diverse. Il futuro dell'AI non dovrebbe essere scritto da un'unica impresa, da un unico paese o da un unico modello. La concorrenza ha sempre stimolato l'innovazione e l'AI non dovrebbe fare eccezione.







