Restare indietro nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale può essere molto rischioso: per l’economia, per la ricerca, per l’industria. Restare indietro significa permettere che le Big Tech americane e cinesi (controllate a livello centrale da Pechino) dettino le regole globali. L’Europa potrebbe, quindi, rimanere schiacciata tra due poli. Dall’Accademia dei Lincei di Roma è il Premio Nobel Giorgio Parisi, insieme con il fisico e matematico Pierluigi Contucci dell’Università di Bologna, con il supporto del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, a rilanciare l’urgenza della creazione di un Centro Europeo di Ricerca sull’IA.
Già presentata nei mesi scorsi proprio all'ateneo bolognese, e sostenuta da un’ampia comunità scientifica internazionale, l’iniziativa è stata discussa in un convegno dal titolo più che esplicito: “Un centro europeo per l'Intelligenza Artificiale”. L’incontro, organizzato il 26 febbraio scorso, mira allo sviluppo di una nuova struttura, fondata sul capitale umano e di natura pubblica. “L'Intelligenza Artificiale sta diventando sempre di più il filtro principale attraverso il quale i nostri device comunicano con il resto del mondo e sarà sempre di più una tecnologia strategica – ha spiegato Parisi -. Vedo con grande sospetto il fatto che si stia formando un oligopolio che rischia di diventare un monopolio, almeno nel mondo occidentale. Pensiamo al monopolio di Google come motore di ricerca e all'integrazione di Gemini per l'IA. La ricerca scientifica si è intanto spostata dal pubblico al privato e, per questo motivo, spesso è un segreto industriale. Fino al 2012 buona parte dei lavori sull'IA erano stati eseguiti da persone che lavoravano in centri di ricerca e università pubblici. I Large Language Model come ChatGPT, invece, sono stati creati da una decina di persone, di cui nove lavoravano dentro OpenAI”, ha sottolineato il Nobel, motivando la necessità di un centro europeo per l’IA sulla linea di quanto è stato fatto con il Cern per la fisica.






