L’evoluzione impetuosa dell’intelligenza artificiale è arrivata come una nuova rivoluzione industriale. È stata raccontata prima come una corsa ai modelli più avanzati e all’algoritmo più potente, poi una ricerca spasmodica ai chip e alle risorse fondamentali, a un certo punto sono entrati nel discorso anche gli enormi e problematici data center. E ovviamente ci siamo chiesti chi avrebbe investito di più, chi sarebbe rimasto indietro nella competizione con la Cina e molto altro. Da un po’ di tempo il dibattito ha aggiunto una stratificazione ulteriore, più politica: l’intelligenza artificiale inizia a spostare voti in tutto il mondo.

L’Economist ne parla nella sua nuova cover story intitolata “La reazione all’intelligenza artificiale è solo all’inizio” (titolo originale: The AI backlash is only getting started). Prima di entrare nel merito dell’editoriale di apertura è interessante notare il cambio di postura del magazine britannico: fin dall’inizio l’Economist è stato uno dei più convinti sostenitori della corsa all’intelligenza artificiale. Il rischio poteva essere solo quello di arrivare tardi nella nuova competizione strategica. Cioè investire troppo poco, regolamentare troppo, lasciare la supremazia tecnologica alla Cina. Oggi invece il settimanale individua un pericolo diverso: «La reazione contro l’IA è soltanto agli inizi, perché anche l’IA è soltanto agli inizi».