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Le esigenze cautelari con cui la gip del Tribunale di Messina Arianna Raffa ha disposto le 12 misure nell’inchiesta su un gruppo radicato in appalti pubblici siciliani e calabresi delineano un quadro chiaro: si parte dal concreto pericolo che gli indagati si diano alla fuga, anche perché l’intera organizzazione «dispone di ramificati contatti con esponenti della criminalità organizzata calabrese». Ritenuto rilevante, poi, il pericolo di inquinamento probatorio, ambito nel quale si cita l’imprenditore di Gioiosa Marea Francesco Scirocco, accreditato di «entrature presso soggetti di vertice nella Pubblica amministrazione e nel mondo della politica» e di «legami altri contesti territoriali caratterizzati da una elevatissima infiltrazione mafiosa».
La giudice ravvisa altresì la circostanza in base a cui gli indagati hanno fatto ricorso a pratiche di falsificazione di documenti». Invece, per il pericolo di reiterazione dei reati, vanno distinte alcune posizioni. Quanto a Scirocco, all’ingegnere reggino Domenico Logozzo, considerato «braccio destro» e «volto pulito» del primo, ai messinesi Gaetano Busà e Basile Calandra Sebastianella e al pattese Michele Scaffidi Caruso, si riscontra la condivisione di un «comune obiettivo criminale» coincidente con l’inserimento in una serie di appalti pubblici.











