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Oltre a una gestione illegale, attraverso i subappalti controllati da un imprenditore mafioso, l'associazione criminale, che per anni ha controllato diversi lavori pubblici in mezza Sicilia scoperta dai carabinieri di Messina, avrebbe commesso frodi pericolose per la sicurezza pubblica. L’inchiesta, che ha portato alla notifica di 12 misure cautelari, coordinata dai pm di Messina, ha accertato l'installazione nelle gallerie di impianti di illuminazione non conformi al capitolato d’appalto, e l’impiego, sui cavalcavia, di impermeabilizzanti scadenti e non accettati dalla direzione dei lavori; oltre all’uso sistematico di manodopera irregolare. Gli investigatori hanno inoltre scoperto che, per nascondere la provenienza illecita del denaro incassato dagli appalti pubblici, l’organizzazione si serviva anche di un circuito di autoriciclaggio basato su una serie di fatture fittizie, emesse dal gestore di una stazione di servizio per operazioni di forniture di carburante inesistenti. Le ditte complici disponevano bonifici tracciati a favore del distributore, simulando l’approvvigionamento di carburante per i mezzi d’opera. Una volta ricevuto l’accredito, il gestore del distributore restituiva in contanti la somma, decurtata di una provvigione, mentre i vertici dell’organizzazione, che avevano ricevuto il denaro, lo reimpiegavano anche per pagare in nero le maestranze e i collaboratori. Il flusso finanziario fittizio accertato ammonta a circa 377mila euro.












