Messina. Francesco Scirocco, di nuovo lui. Ancora una volta appalti gestiti da uno dei volti più noti dell'imprenditoria messinese, già condannato per concorso esterno alla mafia. Una volta scontata la pena, nel 2020, Scirocco «ha continuato ad operare, dimostrando attitudine al delitto ed elevata spregiudicatezza, secondo gli stessi meccanismi criminali che hanno condotto alla sua condanna», così scrive la gip Arianna Raffa, che accoglie la richiesta di arresti domiciliari della Procura di Messina.Una nuova misura cautelare nei confronti di Scirocco. Non un imprenditore qualunque, ma uno dei più noti imprenditori della città dello Stretto, inserito nei ranghi "bene" della città. Tanto che quando nel 2011 fu emesso il sequestro beni nei suoi confronti, una grossa fetta della città ne rimase molto scossa. In particolar modo per le accuse di mafia.
I vertici della famiglia dei barcellonesi, nomi noti come quello di Carmelo Bisognano, il primo grande pentito di mafia tra i barcellonesi, ma anche Santo Gullo, Alfio Castro e Salvatore Campisi, tutti avevano svelato la vicinanza di Scirocco al clan. Da quelle indagini venne fuori come l'imprenditore fosse «il punto di contatto e di collegamento tra la consorteria mafiosa e l'imprenditoria, agevolando la riscossione del pizzo grazie al metodo della sovra fatturazione da parte delle ditte, in modo da incrementare i guadagni illeciti dell'associazione di circa 2 milioni di euro».







