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Erano tornati “al lavoro” nel loro settore di sempre, ovvero movimento terra, demolizioni e discariche abusive, i fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, 64 e 55 anni, storici esponenti mafiosi della zona sud di Messina, che sono finiti per l’ennesima volta agli arresti domiciliari dopo un’indagine della Distrettuale antimafia di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato e della Sezione operativa della Dia diretta dal col. Enzo Letizia.
Il canovaccio è sempre il solito di questi casi-limite: i due secondo la Dia, che li ha controllati per mesi, si erano “impossessati” della ditta edile Angela Costruzioni di Letojanni, dell’imprenditore 50enne originario di Gallodoro Roberto Cacopardo. Per lui la gip Tiziana Leanza su richiesta della Dda peloritana ha deciso la misura interdittiva della sospensione dall’attività per un anno, e ha disposto il sequestro preventivo della sua società, la Angela Costruzioni. I due Pellegrino, che sono assisti dall’avvocato Alessandro Billè, quanto prima saranno interrogati dal gip.
Ed è la stessa gip Leanza a ricordare nella sua ordinanza il loro passato: erano dediti all’allevamento di ovini, per poi impiantare un’impresa edilizia specializzata nel movimento terra nella zona sud del messinese; agli inizi degli anni ’90 entrarono in contrasto con la famiglia Vitale, operante nel medesimo settore, per ragioni economiche; il conflitto d’interessi diede vita ad una sanguinosa faida che vide contrapposte le due famiglie, che sfociò nel 1990 nell’omicidio di Giovanni Pellegrino, e nel corso della faida i due gruppi allacciarono alleanze con altre cosche, in particolare i Pellegrino si legarono alle cosche Ferrara e Sparacio. I nomi dei Pellegrino compaiono anche nelle operazioni antimafia “Peloritana 2” e “Peloritana 3”.









