Lo incontrai con "Incontro", la prima volta. Poi scoprii di averlo già incrociato senza riconoscerlo - per interposto gruppo, diciamo - con "Dio è morto" e "Noi non ci saremo" dei Nomadi e con "Auschwitz" dell’Equipe 84: ma a 18 anni chi va a guardare il nome del compositore scritto in piccolo tra due parentesi in un disco che gira?

Mi venne in mente più tardi di essermi imbattuto in lui altre due volte, più direttamente ma distrattamente, con "Lunga e diritta correva la strada" e "Vedi Cara", il nome di lui entrato da un orecchio e uscito dall’altro - non le canzoni, entrambe immortali, anche se all’epoca nessuno chiamava la prima "In morte di S.F.". Proprio in quei mesi un malefico incidente ci aveva strappato Patrizia, e il brano risuonava a lugubre epitaffio.

Fino a "Radici" però, fino a e correndo mi incontrò lungo le scale e alla bambina portoghese, fino al vecchio e il bambino che si prendon per mano, i nostri appuntamenti erano stati fugaci e casuali. Il quarto album, intercettato dalla fidanzatina culturalmente avant-garde, la stessa che mi aveva "presentato" Nick Drake e Robert Altman forgiandomi il gusto, diede il via al connubio consapevole. E siccome quel disco lo aveva lei, io acquistai il seguente, addentrandomi nelle osterie di fuori porta, che mi diedero buone soddisfazioni anche senza gozzaniane stoviglie color nostalgia.