«A Guccini mi legava un’amicizia di oltre cinquant’anni. Era un grande artista, che ha dato tanto alla musica italiana e non solo, un pensatore di altri tempi. Con lui c’era una grande intesa. Lo storico “dissing” legato al brano “L’avvelenata”? Un equivoco finito nel giro di due pomeriggi, tant’è che proprio da lì è nato il nostro legame». Così Riccardo Bertoncelli, giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico novarese, tra i primi a occuparsi attivamente di rock in Italia, ricorda Francesco Guccini nel giorno della scomparsa del cantante a 86 anni. Lo fa, come dice lui stesso, da «profondo appassionato di rock: a me interessavano ben poco i cantautori. Ma lui lo conobbi dopo che mi immortalò nella sua canzone». Una storia che risale all’anno 1975: Bertoncelli, classe 1952, allora giovane critico del mensile Gong (ma ha collaborato anche con la rivista Muzak ed è stato direttore di Musica 80, solo per citare alcune delle sue molteplici attività), stroncò «Stanze di vita quotidiana» di Guccini, giudicandolo troppo ripiegato su una dimensione personale in un’epoca che richiedeva ai cantautori un esplicito impegno politico. Il testo incriminato Guccini replicò senza mediazioni in «L’avvelenata», con un verso rimasto celebre: «Tanto ci sarà sempre, lo sapete/ Un musico fallito, un pio, un teorete/ un Bertoncelli, un prete a sparare cazzate». Il novarese racconta che quella citazione lo colse di sorpresa, e lo spinse a cercare un chiarimento diretto: «Scoprii per caso di essere stato citato da Guccini, all’apice della sua notorietà, specie negli ambienti di chi amava la canzone d’autore impegnata, e decisi che fosse necessario incontrarlo - racconta -. Così feci quello che oggi sembrerebbe fantascienza: presi l’elenco telefonico, trovai il suo numero e l’indirizzo, via Paolo Fabbri 43, presi un treno e andai a trovarlo a Bologna. A casa sua scoprii di avere interessi in comune. Alla fine cambiammo idea l’uno dell’altro: siamo due “orsi”, io con origini alpine, lui dolomitiche». Durante la serata Guccini disse che avrebbe tolto il riferimento dalla canzone, ma il giornalista rifiutò dicendo che dopo essersi conosciuti non aveva più senso cambiare il testo del brano. «Nel 1976 in sala Borsa» La storia - ripresa di recente anche da Fabri Fibra in apertura del suo ultimo disco, «Mentre Los Angeles brucia» - è citata da Bertoncelli anche nel suo ultimo libro «Abitavo a Penny Lane. Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues», presentato poco tempo fa al Circolo dei lettori di Novara. Ma ci sono altri ricordi personali: «A 70 anni Guccini smise di fare concerti - racconta -. Siccome voleva far suonare i Musici, la sua band, aveva pensato a uno spettacolo in cui lui parlava con il pubblico per un’oretta, da narratore, per poi lasciare spazio alle canzoni, proposte dalla band. In tutti questi appuntamenti era introdotto da un giornalista, un critico. A me è capitato tre volte. Mi è rimasta impressa la data alla Cattedrale di Avezzano nel dicembre 2016, con il vescovo gucciniano in prima fila. L’intervista-racconto prese il via dal 1944, a Pavana, primo palcoscenico di Guccini, quando da bambino cantò un brano natalizio. E poi via via un excursus di tutta la sua carriera». Quello stesso format di spettacolo è passato il 13 dicembre 2016 anche dal Phenomenon di Fontaneto d’Agogna. Ma Guccini è stato a Novara altre volte: «La prima la ricordo molto bene – dice ancora Bertoncelli -: era il novembre del 1976 e cantò alla sala Borsa, sotto il palazzo di piazza Martiri. Si fermò in città due notti e molti ebbero l’occasione di vederlo in giro. Poi tornò ancora, esibendosi anche al palazzetto dello sport». «Amato da tanti giovani» Secondo Bertoncelli, l’amico Guccini «lascia una grande eredità di canzoni e scritti. Sicuramente è un modo vecchio di vedere il mondo, di persone vissute nella seconda metà del 1900. Chissà se questa eredità possa fare breccia fra le nuove generazioni. Mi auguro di sì. Anche perché Guccini era ed è amato da tanti giovani».
Riccardo Bertoncelli: “Io a casa di Guccini per fare pace. Nacque un’amicizia lunga oltre 50 anni”
Nel 1975 l’allora giovane critico novarese venne citato in un verso de “L’avvelenata”: “Cambiammo subito idea uno dell’altro, eravamo due orsi con passioni sim…












