"Francesco Guccini lascia un vuoto incolmabile, la sua sensibilità nello scoprire e la voglia di non essere mai neutrale. Sapeva sempre da che parte stare", dice all'ANSA Roberto Vecchioni. Proprio lui era riuscito nell'impresa non semplice di stanare l'amico 'orso' dal ritiro. Lo aveva fatto nel 2018 grazie a 'Ti insegnerò a volare', una canzone dedicata alla tenacia e resilienza di Alex Zanardi, contenuta nell'album di inediti "e di resistenza culturale" intitolato 'L'Infinito' dello stesso Vecchioni. In questo inno alla vita il Maestrone di Pàvana e il Professore di Carate Brianza avevano unito le voci. "Guccini aveva una particolarità: era un ricercatore di scintille. Non si è mai fermato, non si è mai appoggiato alla verità perché la verità non è sicura, come cantava nella 'Canzone della bambina portoghese'" racconta Vecchioni che parla di 'umanesimo dell'arte', mentre riflette su quanto il collega mancherà alla gente che lo ha ascoltato, ai fan di ogni età. "Era una persona meravigliosa, ma era anche pieno di difetti. Un po' egoista, voleva parlare sempre lui e stare al centro dell'attenzione, ma era anche dolcissimo. Francesco senza amici non viveva", racconta ancora Vecchioni ricordando "i giorni di felicità estrema insieme al Premio Tenco. Nel '73 eravamo un po' ubriachi, in seguito la situazione è migliorata", sorride. Tornando a 'Ti insegnerò a volare', Vecchioni ricorda: "Quel disco mi piaceva talmente tanto che scappai da lui per convincerlo. Cantavamo la voglia di essere più forti del destino perché, come diceva Senaca, se sei forte è il destino a cascare davanti a te". Presentando quel duetto, Vecchioni definì Guccini "il più grande cantore della canzone d'autore", "il più colto, il più alto, insieme a Ivano Fossati e Fabrizio De André". La canzone d'autore, la cultura, l'impegno, la politica, la coerenza, così come l'amicizia, la convivialità, il buon vino e gli ideali. Tanti i tratti in comune tra i due cantautori. "Avevamo questa mania di stare insieme, di coccolarci, di cantare, di non perderci mai. Un'epoca bellissima gli anni Settanta. Qualcuno ha definito Guccini 'anarchico' ma non è la parola più appropriata, perché degli anarchici si ha sempre un'idea strana, si crede che siano tutti bombaroli. No, lui era socialista. Pensava al suo passato, era malinconico, romantico, sentiva molta tristezza. Non era ateo, ma agnostico", racconta Vecchioni. "Cantava la rivalsa della miseria contro la ricchezza. 'La locomotiva' è un pezzo unico così come 'L'avvelenata', scritta perché non ne poteva più di alcuni giornalisti di estrema sinistra che gli davano del borghese. Lui era se stesso e basta, non voleva essere confuso nelle masse". I messaggi delle sue canzoni-manifesto raccontano un'epoca. C'era la voglia di cambiare tutto, "ma il mondo non si cambia - è la constatazione amara di Vecchioni - si cambiano solo alcune persone perché quelle che hanno un po' di luce dentro sono molto meno di quelle che non ne hanno. La canzone politica in quegli anni era naturale. Anche Bennato, Zero ne facevano anche se non citavano slogan. Oggi tutto questo è ridotto e anche la politica è cambiata molto, non so se in meglio... Dal punto di vista narrativo, però - conclude - il cantautore è sempre un democratico".
Vecchioni: "Guccini mai neutrale, era un ricercatore di scintille" - Notizie - Ansa.it
"Sapeva da che parte stare, senza amici non viveva. Al Premio Tenco una felicità estrema" (ANSA)










