“Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni…” cantava Guccini in Shomèr ma mi-llailah, scritta nell’83 su un verso del profeta Isaia e poi a lungo dimenticata. “Una mano anonima ha riportato quella frase pure su un muro di Sarajevo, aggiungendoci sotto la firma ‘Francesco Guccini, poeta’… che vergogna” si scherniva lui con malcelato orgoglio, ben sapendo che scritte così hanno riempito per decenni pure le nostre città. “Le nostre canzoni non avranno fatto rivoluzioni, ma le sue di sicuro hanno fatto poesia” assicura a caldo Roberto Vecchioni, smentendo orgogliosamente l’amico e quel verso de L’avvelenata in cui si sfilava i panni di cantautore militante. “Francesco era un incantatore, un melanconico, in qualche modo un poeta crepuscolare, anzi decadente. Oggi tutti ne sottolineano la statura letteraria, ma ieri non hanno cantato le sue canzoni, preferendo parole più sciocche, da vuoto a perdere”. Bella sintonia quella tra il Maestrone e il Professore, che gli ha dedicato più di una canzone e ha voluto dare il suo nome alla primogenita Francesca.
Que viva Francesco! ...e a culo tutto il resto
Roberto, qual è il primo ricordo?











