«È stato il vero prosecutore di Cantacronache, quell’esperienza gli servì per diventare ciò che è stato, ad ammetterlo era lui stesso». È questo uno dei legami più forti che Francesco Guccini, morto ieri a 86 anni nella sua casa sull’Appennino tosco-emiliano, aveva con la nostra città. A raccontarlo è Emilio Jona, uno dei fondatori di quel collettivo torinese di musicisti e scrittori a cavallo degli Anni 50 e 60, che ispirò grandemente il cantautore modenese. Il collettivo dei “Cantacronache” All’epoca “Cantacronache” nasceva per valorizzare la canzone di protesta, era la risposta alle canzonette di consumo del dopoguerra che cominciavano a essere sdoganate dal nascente Festival di Sanremo. «Certamente fra i cantautori è quello che ha avuto il maggior legame con quel progetto, lui era un poeta civile, un umanista disincantato, un libero pensatore – spiega Jona – Ci siamo visti un po’ di volte a metà Anni Settanta quando nacque il Club Tenco a Sanremo, a cui erano invitati tutti i cantautori anticonformisti». C’è però un ricordo recente di Guccini, risalente a circa sette mesi fa, come racconta lo stesso Jona: «Gli avevo telefonato per proporgli di venire ospite a un incontro, ma mi disse che ormai era troppo stanco, vecchio e non aveva più nessuna voglia». Al parco della Pellerina nell’estate del 1984 Sui social in queste ore si accavallano i racconti di quei torinesi che, nei decenni, hanno assistito ai suoi concerti in città. Quello all’ex Palasport del 18 marzo 1980, ad esempio, oppure quello all’aperto nel cuore del parco della Pellerina nell’estate del 3 luglio 1984. Eventi di cui ancora oggi i presenti conservano ticket, locandine o vecchi scatti. Guccini al Salone del Libro Guccini era anche amatissimo dal pubblico del Salone del Libro. La sua prima volta all’evento fu nel 1993. Nel 2005 è stato ospite d’onore, e nel 2014 ci era andato con Francesco De Gregori. «Anche quando la vista si è fatta troppo debole, cercava di esserci – spiega la direttrice del Salone Annalena Benini – presentava i suoi libri, raccontava le sue memorie, parlava di scrittura». Ed era sempre accolto da una standing ovation. Anche l’ultima volta, nel 2021. «Amava molto i libri, era uno scrittore e un burattinaio di parole, come gli piaceva definirsi. Raccontava storie, usava le parole come musica. Al Salone si sentiva a casa. È stato un grande onore accoglierlo e ascoltarlo». Quando il biglietto costava cinquemila lire Quando vide Guccini per la prima volta era ancora un adolescente Oskar Giammarinaro, leader e fondatore del gruppo mod degli Statuto: «Fu di Guccini il mio primo concerto in assoluto a cui andai come spettatore, era il settembre del 1981 alla Festa dell’Unità, che all’epoca si svolse nell’area di Italia’61 – dice – Arrivai molto presto, il biglietto costava cinquemila lire, di quella serata conservo ancora una registrazione su nastro che feci con un apparecchio piuttosto grande». Negli anni successivi gli Statuto condivisero anche la stessa casa discografica di Guccini, la Emi. «Purtroppo però non riuscii mai a conoscerlo di persona – dice Giammarinaro – Ho avuto solo il piacere di stringergli la mano durante il servizio d’ordine ai concerti organizzati da Metropolis e Radiofreccia. Avrei voluto avere almeno un po’della sua capacità poetica e comunicativa, che credo nessun altro cantautore abbia avuto». L’esibizione all’Auditorium del Lingotto Torino ha avuto anche il privilegio di ospitare uno dei suoi ultimi live, due anni prima che il cantautore decidesse di smettere con i concerti. Fu l’esibizione all’Auditorium del Lingotto, l’8 settembre del 2010, nell’ambito di MITO SettembreMusica. Chi Guccini l’ha conosciuto bene è Steve Della Casa, critico cinematografico e tra le figure storiche del Torino Film Festival: «Sono stato parecchie volte nella sua casa di Pavana, in occasione di pranzi e cene – dice – Era incuriosito dai piatti tipici piemontesi, voleva conoscere le ricette della bagna cauda o del fritto misto, anche se in realtà diceva di non amare molto quella cucina». Del Piemonte apprezzava i vini. «Quando arrivò a Venezia per un’intervista a Radiofreccia gli feci trovare una bottiglia di Barbera Superiore d’Asti. Era fra le persone più simpatiche e divertenti che abbia mai conosciuto». Mentre è in tour fra Sicilia e Salento, anche il leader dei Subsonica, Max Casacci, ha un ricordo legato a Guccini: «Ho letteralmente consumato il suo vinile “Opera Buffa” quando avevo sedici anni».
Guccini il subalpino, la storia d’amore tra Torino e il cantautore
Dal concerto alla Pellerina nel 1984 all’ultimo live del Lingotto nel 2010. L’amico Jona: «Un poeta civile». Benini: «Al Salone del libro portava gioia». Della…










