Il nuovo Piano faunistico venatorio della Toscana, dopo l’approvazione del consiglio regionale, resta al centro di un acceso dibattito. Pur riconoscendo l’accoglimento di alcuni emendamenti – nati dalla collaborazione tra Federcaccia Toscana-Uct, Enalcaccia Toscana e Anuu Migratoristi – l’associazione esprime forte preoccupazione. Secondo Federcaccia, il documento segna un vero e proprio "cambiamento culturale" che rischia di ridimensionare il ruolo del cacciatore, visto non più come presidio attivo del territorio, ma come fattore di disturbo. Un’impostazione maturata, secondo l’associazione, senza un reale confronto con il mondo venatorio. Due sono i nodi tecnici maggiormente contestati. In primo luogo, la disciplina degli appostamenti fissi: il Piano ne nega il valore conservativo, introducendo vincoli nelle aree "Natura 2000" che Federcaccia ritiene privi di solida base tecnico-scientifica. In secondo luogo, la gestione degli ungulati. La netta distinzione tra aree vocate e non vocate, unita a una revisione periodica (a 1, 2 e 5 anni) dei perimetri, viene definita insostenibile.
"Le modifiche introdotte rischiano di compromettere la stabilità organizzativa costruita in anni di impegno dalle squadre - avverte Gaetano Zambrini, presidente provinciale di Federcaccia Grosseto - Questa continua ridefinizione crea forte incertezza per i cacciatori e gli Atc. Servono regole stabili, fondate su dati scientifici, non pianificazioni volubili che danneggiano la gestione del territorio e il contenimento della specie". Federcaccia annuncia che continuerà a lavorare nelle sedi istituzionali, chiedendo una revisione degli aspetti più critici. L’obiettivo resta quello di garantire una gestione faunistica equilibrata, basata su evidenze scientifiche e capace di riconoscere concretamente il valore della caccia nella tutela della biodiversità toscana.








