PADOVA - Sono tanti i lati oscuri sulla morte di Nicu Terletchi. Troppe le versioni contraddittorie degli indagati. Ci sono inoltre alcuni vuoti di registrazione nelle telecamere di videosorveglianza dell’abitazione del titolare dell’impresa Viorel Roman. Le telefonate e i messaggi sui cellulari di Roman e della zia Costanda Pasare sono stati cancellati. Telefoni che, insieme a quelli degli altri 4 indagati, ora sono stati posti sotto sequestro dalla procura di Padova, su disposizione del pm Claudia Brunino.

I punti oscuri Sono molti dunque i punti su cui l’indagine dovrà far luce per capire cosa davvero sia successo. Si dovrà però partire dalla causa del decesso: per questo però si dovrà attendere l’esito dell’autopsia che è stata effettuata ieri dal medico legale Antonello Cirnelli, che avrà tempo 60 giorni. Dai primi riscontri sembra sia escluso che Nicu fosse ubriaco, anche se all’interno del suo zaino sono state trovate due bottiglie di vodka vuote. Molto più probabile che si sia trattato di infarto. Si attende quindi l’esito autoptico per poter definire con precisione non solo la causa ma anche l’ora del decesso. Un particolare determinante per la svolta delle indagini. È morto in cantiere? E cosa stava facendo precisamente in quel luogo? Perché Nicu Terletchi non era in regola. Era appena arrivato in Italia e le pratiche per un eventuale contratto non erano state presentate. In quel cantiere quindi proprio non ci doveva essere. Il fatto poi che si sia sentito male alle 13 sarebbe un’ulteriore violazione nel caso in cui stesse lavorando sotto il sole, perché a quell’ora vige il divieto disposto da un’ordinanza della Regione. Le temperature sono troppo alte e gli operai rischiano una sincope. Nicu infatti si è sentito male, ma non è detto che sia stata una conseguenza del caldo. L’autopsia dovrà chiarire anche se l’uomo avesse già dei problemi cardiaci pregressi. Nel caso in cui invece non fosse morto in cantiere, va accertato se sia spirato durante il tragitto verso Saonara. In questo caso nell’abitazione del titolare della ditta era già morto. Allora perché chiedere alla zia di portarlo a casa sua a Bovolenta? E non ipotizzare mai un intervento dell’ambulanza e dei medici? I sospetti Il sospetto da parte degli inquirenti è che il titolare volesse nascondere inizialmente il malore in cantiere in quanto l’operaio moldavo era in nero, per evitare pesanti sanzioni e fingere che fosse successo altrove e in altre circostanze. Altro elemento su cui si sta soffermando l’attenzione delle indagini sono le telecamere. La casa di Roman è dotata di un sistema di videosorveglianza ma ci sono dei vuoti di registrazione, uno tra le ore 16.30 e le 17.10 circa e un altro nella fascia oraria tra le 19.15 e le 19.30 circa. L’orario delle telecamere però risulta essere avanti rispetto all’ora effettiva di circa tre quarti d’ora. Anche le dichiarazioni di Viorel Roman e della zia Costanda Pasare sono state ritrattate. Inizialmente la zia avrebbe dichiarato ai carabinieri che il 3 agosto scorso in serata si era recata alla stazione di Padova per prelevare Nicu, arrivato in pullman dalla Moldavia, per accompagnarlo a casa sua a Bovolenta. Il giorno successivo, dopo aver pranzato insieme, sono andati al Brico con la figlia Claudia. Le due donne sono entrate in negozio lasciando Nicu in auto. Durante il tragitto di ritorno in una curva si accorgono che l’uomo si accascia sul fianco e a quel punto si fermano al parcheggio del supermercato e chiamano il 118. Una versione che non combacia con le telecamere di videosorveglianza visionate dai militari, poste su una rotatoria nelle vicinanze del supermercato. C’erano delle incongruenze sui tempi del tragitto dichiarati dalla donna e l’arrivo al parcheggio. Successivamente infatti la donna ha ritrattato la versione. Anche Roman rilascia una prima testimonianza poi revisionata. Inizialmente infatti ha dichiarato che Nicu aveva dormito nella sua abitazione a Saonara e che il 4 agosto porta con sé il suo ospite moldavo a fare dei giri, prima in un cantiere ad Abano Terme e poi da un tecnico a Vigonza. Subito dopo essere rientrati a casa Roman dichiara che Nicu si è sentito male perché aveva bevuto, anche se durante la mattinata non l’aveva mai visto assumere alcolici. Così chiama la zia chiedendo di venirlo a prendere e di portarlo a casa sua. Del resto Nicu era conosciuto dal marito di Costanda. Era stato proprio lui a chiamare il nipote Roman per chiedergli di farlo lavorare nella su azienda e l’imprenditore aveva accettato. Secondo le dichiarazioni sembra che fosse stato sempre lo zio, attualmente ricoverato in ospedale a Padova, a far venire il sospetto a Roman che Nicu avesse bevuto. Probabilmente sapeva che il 35enne moldavo ogni tanto esagerava con l’alcol. È ancora tutto però da chiarire, le indagini stanno proseguendo e sembra che non sia escluso che all’accusa di omissione di soccorso aggravata, possano aggiungersi altre ipotesi di reato.