PADOVA Non si dà pace Alina, la moglie di Nicu Terletchi. Ha saputo della morte del marito sembra da Costanda Pasare, una dei sei indagati. È stata chiamata dalla stazione dei carabinieri dove Costanda si trovava per rilasciare le prime dichiarazioni sugli eventi. Era l’unica che aveva il numero di telefono di Alina perché si conoscevano. Il mediatore era stato proprio il marito di Costanda che aveva chiesto a Viorel Roman di farlo lavorare nella sua impresa edile. Roman aveva accettato, anzi, l’aveva ospitato a casa sua a Saonara. La sua abitazione è una bifamiliare: da un lato vive con la sua famiglia mentre l’altra unità è a disposizione degli operai della ditta e lì aveva dormito la sera prima di morire Nicu.

La disperazione

La moglie Anila racconta che il marito era arrivato lunedì 3 agosto in Italia, con tappa Padova. Era partito in pullman, un lungo viaggio. Avrebbe dovuto lavorare per un altro datore ma per vari motivi era finito da Roman a Saonara, dove invece è morto. È disperata, era sposata con Nicu da 11 anni e avevano due figli piccoli che ora sono senza un padre. «Ha avuto un malore in cantiere -continua a ripetere Alina senza darsi pace – ma nessuno ha chiamato l’ambulanza. Lo hanno lasciato morire. Lo hanno messo in macchina già morto, quando sono arrivati i soccorsi non respirava da un’ora». Ora la donna si ritrova in Moldavia a oltre 2mila chilometri di distanza, con due bambini piccoli e la salma del marito in Italia, ancora a disposizione del medico legale per circa due mesi. Tanto dovrà attendere per potergli dare sepoltura. «L’ho saputo da una telefonata» dice, ma ora vuole la verità. Pretende di sapere come è morto Nicu e soprattutto perché. Se si fossero chiamati i soccorsi probabilmente si sarebbe potuto salvare. Invece Alina dovrà dire ai suoi due bambini che il papà è andato in Italia per poter assicurare a loro un futuro ed invece non tornerà più. Una vita spezzata a soli 35 anni, una famiglia distrutta.