PADOVA - Un viaggio della morte. Questo è stato per Nicu Terletchi, 35 anni, moldavo, partito dal suo Paese di origine per venire a lavorare in Italia e morto a Padova in seguito ad un malore in un cantiere edile a 24 ore dal suo ingresso oltre confine. Un viaggio della speranza in pullman per ore e ore sperando di poter guadagnare abbastanza per mantenere la sua famiglia rimasta in patria, che si è concluso in un viaggio in auto verso la morte. L’indagine in corso ora dovrà fare luce se il titolare dell’impresa per cui Nicu stava lavorando in nero volesse nascondere la sua presenza in cantiere.
Gli spostamenti Il 4 agosto alle 17.05 Nicu Terletchi è stato dichiarato morto dai sanitari del Suem 118, nel parcheggio del supermercato Prix di Saonara. Si era sentito male in un cantiere di Padova, in via Bainsizza, nelle vicinanze dell’aeroporto alle 13. Nessuno in quel lasso di tempo, di quasi 4 ore, ha pensato di chiamare un’ambulanza. Probabilmente si sarebbe potuto salvare. Lo credevano ubriaco, pensavano si sarebbe ripreso. Così due operai del cantiere, su suggerimento del titolare, Viorel Roman, rumeno di 49 anni, lo trasportano a casa sua, a Saonara, un comune della cintura che dista dal cantiere circa mezz’ora. Insieme all’imprenditore tentano di rianimarlo, adagiandolo su un materasso in veranda, bagnandolo con dell’acqua, non si riprende. Nicu sembra svenuto. Alle 15.15 Roman chiama una zia, Costanda Pasare, 64 anni, che abita a Bovolenta per chiederle di venirlo a prendere, che era ubriaco, per ospitarlo da lei. La zia si fa accompagnare dalla figlia Claudia di 38 anni, lo caricano in auto e si mettono per strada. Ci sarebbe voluta un’altra mezz’ora per arrivare a destinazione. In macchina provano a chiamarlo per farlo stare sveglio, «Nicu Nicu», lui non risponde. Costanda che era sul lato passeggero lo guarda. È seduto sul sedile posteriore, non si muove, lo sguardo fisso, assente. Gli tocca una mano. È fredda. Capisce che qualcosa non va, teme il peggio, è molto agitata. Le due donne fermano l’auto nel parcheggio di un supermercato, il Prix di Saonara, a poca distanza dalla casa dell’imprenditore e chiamano i soccorsi. Nell’attesa dell’ambulanza la centrale operativa del Suem dà indicazioni su come comportarsi. Devono praticargli un massaggio cardiaco, adagiandolo a terra sull’asfalto. Alcuni testimoni si offrono di dare una mano e cercano di riparare dal sole il corpo di Nicu che però già non dava segnali di vita. Arrivati i soccorsi, dopo circa un quarto d’ora di massaggio cardiaco dei sanitari, l’operaio moldavo viene dichiarato morto. Gli indagati Questa dunque la dinamica dei fatti di una vicenda su cui ora vuole far luce la Procura di Padova, che ha aperto un fascicolo, coordinato dal pm Claudia Brunino in cui ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omissione di soccorso aggravata Viorel Roman, titolare della ditta, la moglie Mioara di 46 anni, la zia di Roman Costanda Pasare e la figlia Claudia Nicoleta, oltre ai due operai Dorica Virgil Taranu, di 46 anni e Florin Condrea di 37 anni, entrambi di nazionalità rumena. Le indagini sono state affidate alla Compagnia dei carabinieri di Piove di Sacco che è intervenuta sul posto e ha subito registrato quanto accaduto davanti al supermercato. I testimoni avrebbero dichiarato che Nicu sembrava già morto, prima ancora dei soccorsi del Suem. Aveva gli occhi sbarrati e lucidi e le labbra viola, era privo di sensi. La versione Il titolare dell’impresa, una ditta individuale con 8 dipendenti, avrebbe dichiarato agli inquirenti di essere convinto che Nicu fosse ubriaco. Era stato proprio lo zio, marito di Costanda, ricoverato però in questi giorni in ospedale, ad avvertirlo che all’operaio moldavo spesso succedeva di alzare il gomito. Una convinzione che lo avrebbe portato a non chiamare subito i soccorsi. Ma quando Nicu viene accompagnato dai due operai a casa sua, Roman ammette che era privo di sensi. Dalle varie versioni però degli indagati sembra che Roman non abbia suggerito alla zia di portarlo all’ospedale, ma di trasferirlo a Bovolenta nell’abitazione della donna, che poi, presa dal panico per le condizioni di Nicu, ha allertato il Suem. Ormai era troppo tardi. Per Nicu non c’era più nulla da fare.








