La strategia di Scott Bessent, il segretario del Tesoro Usa, sullo yen rischia di creare danni?
L’intervento congiunto di fine luglio, con cui Giappone e il Tesoro statunitense sono intervenuti per sostenere la valuta nipponica, con Tokyo che ha venduto euro e acquistato la propria moneta dopo che questa aveva toccato nuovi minimi storici, sta sollevando dubbi sulla sua efficacia.
Per Vittorio Fumagalli, senior portfolio manager di Decalia, «la recente azione coordinata tra Giappone e Usa, la prima congiunta di questo tipo da molti anni, rappresenta un forte segnale politico, forse ancora più importante dell'impatto immediato sul cambio: il coinvolgimento diretto del Tesoro statunitense conferma che la debolezza dello yen non è più considerata solo un problema giapponese, ma un potenziale rischio per la stabilità finanziaria globale».
Il Giappone infatti è un creditore netto degli Stati Uniti, certamente per quanto concerne la bilancia commerciale, ma soprattutto è il principale detentore estero di Treasuy (circa 1,2 trilioni di dollari) e potrebbe movimentare decine di miliardi in tempi relativamente brevi.
Storico intervento congiunto Giappone-Usa sullo yen Cosa cambia dopo questo intervento per gli investitori?















