Grande era attesa per l’esito della giornata parlamentare di giovedì 6 agosto 2026, nella comunità professionale del cinema e dell’audiovisivo italiano, perché sarebbe stata possibile la votazione in Aula e quindi l’approvazione in un ramo del Parlamento del “testo unificato” della nuova Legge Cinema e Audiovisivo, che concede al Governo una delega per la riforma dell’intervento dello Stato nel settore, ma apporta alcune immediate modificazioni all’assetto esistente. Montecitorio ha rimandato la discussione alla riapertura, mercoledì 9 settembre.
A questa delusione, si associa la verifica che il testo “unificato” approvato dalla Commissione Cultura presieduta da Federico Mollicone (FdI) ha subito giovedì 6 varie modifiche in extremis: apparentemente minori, ma alcune piuttosto significative. Ritocchi non solo formali, quindi, ma anche sostanziali, che hanno subito provocato perplessità e critiche. Il testo unificato approvato il 22 luglio in rara modalità bipartisan era più deciso e coraggioso, mentre quello del 6 agosto è più prudente e cauto, più governativo e meno prescrittivo…
La direzione della riforma resta quella giusta, certamente, ed è apprezzabile: nasce un’Agenzia (che assorbe l’attuale Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura), viene istituito un Forum, si attiva il riordino degli incentivi e revisione delle tutele dei lavoratori. Tuttavia il nuovo testo emendato rafforza il controllo ministeriale e finanziario sull’Agenzia; elimina numerose disposizioni immediatamente operative; rinvia al Governo parte delle decisioni sostanziali; rinuncia alla protezione dei contributi culturali dai pignoramenti dell’Agenzia delle Entrate Riscossione… Con le elezioni imminenti, è peraltro improbabile che l’Esecutivo riesca ad esercitare realmente la delega.








