La proposta di riforma del cinema e dell’audiovisivo che troverà il suo esito finale alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, parte dall’architettura istituzionale prima ancora che dalla politica industriale.

È questa la questione centrale che emerge dal testo unificato: al centro viene collocata una nuova Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, destinata a diventare il principale soggetto amministrativo del settore, mentre molte delle decisioni che dovrebbero definirne concretamente il funzionamento vengono rinviate alla successiva attuazione della delega.

Un dato temporale è significativo. L’Agenzia è istituita «a decorrere dal 1° gennaio 2028». L’autorizzazione di spesa parte dal 2027, ma la piena operatività della nuova struttura viene collocata oltre l’attuale orizzonte politico della legislatura.

Non è soltanto una questione di calendario.

Il problema riguarda il metodo con cui si costruisce una riforma destinata a incidere su un’industria caratterizzata da investimenti pluriennali, elevata intensità finanziaria e una forte esigenza di prevedibilità normativa.