Il settore cinema e audiovisivo continua a soffrire una crisi di “stagnazione” che si protrae da oltre un anno e mezzo, anche a seguito del famoso “scandalo Kaufmann” (il presunto omicida di Villa Pamphilj, uomo dalle plurime personalità, e finanche pseudo-regista), la brutta vicenda che nel giugno 2025 ha aperto la stura alle nuove polemiche sulla (mala) gestione dei sostegni pubblici… La riforma avviata dalla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni s’è sviluppata in modo contorto, contraddittorio e certamente lento, ed il “sistema” non è granché cambiato: basti osservare come il “piano di riparto” dei 606 milioni di euro di sostegno pubblico al settore per l’anno 2026 continua ad essere assorbito per oltre i due terzi dal sempre più controverso “credito d’imposta”.

Le associazioni degli autori hanno promosso una nuova assemblea a Roma per sabato 6 giugno, nel tentativo di costruire una linea unitaria, a partire da un documento strutturato in una ventina di punti, che pure non affronta in modo esplicito la questione nodale, ovvero l’istituzione o meno di una “agenzia” indipendente di gestione del sostegno pubblico, sganciata dal Ministero ed autonoma rispetto all’attuale Direzione Cinema e Audiovisivo… Un’idea lanciata nel febbraio 2025 dal Maestro Pupi Avati.