La situazione del settore cinematografico e audiovisivo italiano continua a caratterizzarsi per confusione e contraddizioni: da un lato, la logica dei “red carpet” e dei lustrini, che vengono rilanciati dai media mainstream (da ultimo con l’Italian Global Series Festival, tra Riccione e Rimini, una settimana che si chiude domani sabato 28 giugno che pure ha registrato modesta ricaduta mediatica); dall’altro, gli operatori del settore colpiti dalle ritardate tempistiche di riavvio del sistema del “tax credit” (la Direzione Cinema e Audiovisivo ha pubblicato oggi due decreti che aumentano i livelli di controllo), sottoposto ad una rinnovata campagna mediatica da parte delle testate giornalistiche destrorse (La Verità in primis), che mettono in discussione la radice stessa di questo strumento di sostegno al settore.

E che dire della situazione della Rai, che continua ad essere governata senza un Presidente, dato lo stallo che si protrae da mesi nella Commissione bicamerale di Vigilanza: la Presidente Barbara Floridia (M5s) continua a lamentarsi, ma forse dovrebbe avere il coraggio di dimettersi, per denunciare concretamente questa insopportabile deriva di degenerazione partitocratica…

E che dire della questione dei pignoramenti che l’Agenzia delle Entrate/Riscossione (AdE/AdR) ha attivato presso il Ministero della Cultura, con una decisione che ha caratteristiche surreali oltre che illegittime, che colpisce centinaia e centinaia di imprese ed associazioni operatori del settore?! Come segnalato in anteprima su questo blog de il Fatto Quotidiano il 13 giugno, e come rilanciato il 19 giugno anche dal quotidiano confindustriale Il Sole 24 Ore, da alcune settimane il Ministero della Cultura ha messo in atto un incredibile “U-turn”, attivando una procedura di verifica della correttezza tributaria dei beneficiari dei contributi per il settore del cinema, dell’audiovisivo e dello spettacolo dal vivo, ovvero teatro, musica, danza…