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Ultimo aggiornamento: 17:03

Il 18 dicembre 2025, la Commissione VII (Cultura, Scienza, Istruzione) ha deciso di abbinare le tre proposte di legge di riforma dell’intervento dello Stato nel settore cinematografico e audiovisivo, che sono state presentate dapprima dal Pd (dalla segretaria Elly Schlein), poi da Fratelli d’Italia (a firma di Federico Mollicone, che è anche Presidente della Commissione) e infine dal Movimento 5 Stelle (Gaetano Amato).

L’iter formale delle tre proposte abbinate ha ora la denominazione, nel dossier del Servizio Studi della Camera, di “Istituzione dell’Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo”, ma tutti sanno che le iniziative del Pd e del M5s – che chiedono la creazione di questo nuovo soggetto istituzionale (non previsto da FdI) – non hanno realistiche chance di approvazione, e che sarà verosimilmente una “legge Mollicone” a sostituire la “legge Franceschini” (la n. 220 del 2016), che governa il settore da ormai 10 anni. E la “legge Mollicone” in gestazione non prevede l’Agenzia, ma di fatto assegna una delega al governo per riformare come riterrà (relatore è Alessandro Amorese, capogruppo di Fdi in Commissione).

La legge Franceschini è oggetto da anni di feroci critiche da parte del centrodestra, soprattutto con l’insediamento nell’ottobre del 2022 del governo Meloni e con l’affidamento del Collegio Romano a Gennaro Sangiuliano (dimessosi nel settembre 2024, dopo lo “scandalo Boccia”), che attualmente teorizza che lo Stato dovrebbe azzerare del tutto il sostegno al settore.