Sia ben chiaro, lo scandalo scoperto dalla Guardia di Finanza di Bari – Sezione Navale - che ha dimostrato un sistematico sfruttamento dei lavoratori assunti dal Gruppo Ideazione governato da Christian Calabrese fino a qualche giorno fa non ha nulla a che vedere con infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti pubblici, ma una riflessione su quanto sta scoperchiando la magistratura a valle delle verifiche degli investigatori è doverosa.
Questo soggetto giuridico è da svariati anni punto di riferimento del Comune di Bari avendo avuto in affidamento numerosi appalti con affidamento diretto. Tra i vari atti ufficiali autorizzati dal Comune di Bari risultano affidati i seguenti appalti/affidamenti diretti: la gestione degli eventi presso il Fortino vista mare nel suggestivo Borgo Antico, la gestione di servizi e concessioni demaniali, il Corteo Storico di San Nicola, l’allestimento delle casette che fanno da cornice alla Muraglia barese durante le festività natalizie e vari altri spettacoli e eventi pubblici gestiti anche in collaborazione con altri soggetti giuridici che hanno ottenuto affidamenti simili.
Al tempo stesso dopo oltre dodici mesi dall'avvio del percorso avviato su indicazione del ministero dell'Interno a seguito della nota inchiesta antimafia Codice Interno, si è concluso il monitoraggio disposto dalla Prefettura nei confronti delle società partecipate dal comune stesso. Il sindaco di Bari Vito Leccese succeduto a Antonio Decaro (nelle more divenuto parlamentare europeo e poi Governatore della Regione Puglia), fu ben felice di annunciarlo a margine della firma del nuovo protocollo di legalità in Prefettura, siglato con l’allora prefetto Russo, che prevede attualmente un rafforzamento delle azioni di contrasto all'illegalità e di tutela dell'economia sana. Fin qui tutto chiaro: a Bari dopo una analisi approfondita su tutta la vita amministrativa della città non si è dimostrato un condizionamento verso la politica. Suscita curiosità però come una indagine amministrativa così analitica e sotto i riflettori della commissione Parlamentare Antimafia, del Ministero degli Interni e dei mass media nazionali non abbia fatto venire alla luce – per motivi legittimi per carità - non solo il sistematico affidamento di appalti e affidamenti diretti allo stesso soggetto giuridico per anni, ma anche il metodo di gestione oggi censurato e perseguito dalla magistratura con l’inchiesta del P.M. Giuseppe Dentamaro che ha chiesto l’arresto di Calabrese poi convertito dopo l’interrogatorio di garanzia in “interdizione” dal Gip.








