Il rischio alimentare non dipende semplicemente dal fatto che un prodotto sia naturale o industriale. Ciò che è naturale, di per sé, non è automaticamente sinonimo di innocuità o di maggiore sicurezza
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Negli ultimi anni la paura della cosiddetta “chimica nel piatto” si è fatta sempre più diffusa, alimentata da messaggi allarmistici, informazioni parziali e da una crescente diffidenza verso tutto ciò che appare poco naturale. Additivi, conservanti, coloranti e ingredienti dai nomi poco familiari vengono spesso percepiti come una minaccia per la salute, mentre tutto ciò che è artigianale o “naturale” tende a essere considerato, quasi automaticamente, più sicuro. Ma questa contrapposizione è davvero fondata? E quanto contano, invece, i controlli, le valutazioni scientifiche e le regole che disciplinano la sicurezza degli alimenti? Per fare chiarezza abbiamo intervistato il professor Agostino Macrì, già direttore del Dipartimento di Sicurezza Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità e attuale consulente scientifico dell’Unione Nazionale Consumatori, tra i massimi esperti di sicurezza alimentare.
Professore, che cos’è la chemofobia?
«È la paura, spesso irrazionale, delle sostanze chimiche presenti negli alimenti. Ma bisogna ricordare una cosa semplice: tutto ciò che mangiamo è fatto di sostanze chimiche, anche i cibi più naturali. Il punto non è se una sostanza sia chimica o meno, ma se sia sicura alle condizioni in cui viene utilizzata o assunta».








