Difficile che qualcuno abbia conosciuto Francesco Guccini meglio di Beppe Carletti, anima e leader dei Nomadi, amico per sessant’anni e complice artistico come raramente accade. «Qualche anno fa - racconta - abbiamo partecipato insieme a una trasmissione televisiva nella quale ci hanno chiesto di parlare nel nostro dialetto. Lo abbiamo fatto ma era talmente stretto che poi ci hanno chiesto di tradurlo in italiano». Sorride. Ed è un sorriso pieno di tristezza: «Gente così non nasce più».Com’era il vostro rapporto?«Era molto schietto, niente ruffianate».Decenni di amicizia.«Mi diceva sempre che lui e io eravamo uguali a parte il fatto che a me mancava l’università. E io rispondevo che in realtà mi mancava tanto altro».Chi era Guccini?«Un grande poeta del Novecento».Come nacque l’amicizia?«Nel 1966 ci diede alcuni brani, autentici capolavori come Noi non ci saremo, Canzone per un’amica e Dio è morto. Ricordo che ci incontrammo in un bar di Modena nel quale c’era anche un suo amico che poi diventò il nostro produttore. Aveva le cassette audio dentro le quali c’erano i suoi brani. Si chiamava Bar Italia. Poi, prima di registrare Dio è morto sono stato a casa sua a Bologna. Ma c’è un episodio che mi è restato in mente».Quale?«Quando siamo andati in studio di registrazione a Milano per incidere Dio è morto, il discografico ci avvisò che stavano arrivando anche Mogol e Lucio Battisti. Mogol ci fece ascoltare Non è Francesca che a noi piaceva e l’avremmo anche incisa ma poi non è andata così. Quante volte oggi a un gruppo giovane come noi allora può capitare di avere la possibilità di scegliere nello stesso giorno tra Dio è morto e Non è Francesca? Credo non accadrà mai più. E io sono stato fortunato ad aver incontrato lui costruendo un rapporto senza sotterfugi, senza interessi».Come è andata quando uscì il brano Dio è morto?«Pensi che noi la portammo al Cantagiro e nella prima esibizione qualcuno ci tirò dei sassi. Una volta uno del pubblico mi disse: Si ricordi che Dio non è morto».Ancora oggi il pubblico reagisce così?«Macchè, anzi oggi ci sono tanti giovani che l’ascoltano e applaudono».