La sentenza distorta, le false promesse di asilo, le immagini AI e la propaganda estera: il meccanismo della disinformazione che ha costruito la crisi di Ceuta e prepara il 15 agosto
Nella notte tra il 30 e il 31 luglio 2026, oltre 70.000 persone hanno attraversato il confine tra il Marocco e Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa nord-africana. Almeno 84 sono morte nel tentativo, tra annegamenti e traumi da calpestìo. La grande maggioranza era convinta che la Spagna avesse aperto le frontiere, ma non era vero e qualcuno gliel’aveva fatto credere. Da quella prima menzogna si è innescato un effetto domino. La disinformazione che ha mosso le persone verso il confine ha lasciato il posto a video decontestualizzati, immagini generate con l’AI e teorie del complotto. Ciascun falso ha preparato il terreno al successivo, avvelenando le fonti e rendendo la crisi sempre più difficile da leggere.
La sentenza e la prima grande menzogna
Il punto di innesco ha una data precisa, ovvero 29 giugno 2026, quando il Tribunale Supremo spagnolo ha emesso una sentenza sulle cosiddette devoluciones en caliente, i rimpatri immediati di chi tenta di raggiungere Ceuta o Melilla a nuoto. La pronuncia stabiliva che questa procedura non può applicarsi a chi attraversa il confine via mare, perché non supera alcuna barriera fisica. In quel caso, le autorità spagnole sono tenute ad avviare un procedimento di devoluzione entro 72 ore o, in alternativa, a disporre il fermo temporaneo della persona.













