Il 31 luglio scorso, in poche ore, circa 50mila persone hanno attraversato il confine tra il Marocco e Ceuta, exclave spagnola sulla costa nordafricana. Entro le 48 ore successive, secondo il governo spagnolo, la grande maggioranza di loro risultava già rientrata in Marocco, in larga parte volontariamente, anche per la mancanza di cibo e riparo nell’exclave.
Intanto, l’Italia aveva annunciato la “sospensione di Schengen con la Spagna” per un mese, disponendo controlli selettivi sui cittadini non europei provenienti dalla Spagna attraverso collegamenti aerei e marittimi. Giorgia Meloni ha presentato il provvedimento come una misura straordinaria a tutela della sicurezza nazionale.
Nel dibattito pubblico sono state sovrapposte questioni diverse: il funzionamento di Schengen, il regime speciale di Ceuta, la legge spagnola sui cosiddetti “respingimenti a caldo”, una recente pronuncia del Tribunale supremo spagnolo su questa legge, la cui interpretazione deformata potrebbe avere incoraggiato una parte delle partenze. Per capire che cosa sia accaduto occorre fare chiarezza su questi punti.
Il regime speciale di Ceuta dentro Schengen
Nello spazio Schengen, le persone possono attraversare i confini tra gli Stati aderenti senza essere sottoposte, di regola, a controlli (art. 22 del Codice frontiere Schengen); le verifiche si concentrano invece alle frontiere esterne.










