Marco
Una lunga storia, per me e per noi di Paterna, la mia azienda agricola sulla Setteponti dove ci siamo incontrati tante volte per mangiare, bere, ridere e discutere, a volte anche un po’ di nascosto per non essere assediati da fans petulanti. Tutto era iniziato nel febbraio del 1973. Un concerto mitico, nel cinema di Levane, insieme a Claudio Lolli allora così giovane e già un po’ triste: centinaia di persone dentro e fuori arrivati da Firenze, Roma, Milano. Nessuno di noi se l’aspettava e credo nemmeno Francesco e Claudio. Solo voce e chitarra, incredibile, 4 ore di canzoni fra le più belle della storia italiana e solo un rimborso spese per gli artisti (50mila lire a testa) perché il resto era per la Resistenza cilena, dopo il golpe di un anno prima. Ancora poco tempo fa, scherzando, Francesco chiedeva i soldi: "Me li mi devi, perché te Noferi mi hai sempre fregato con questa storia dei concerti di sostegno politico!".
Così era Guccini, generoso e canzonatorio, amicone e tagliente nei giudizi. Però, col sottofondo di una cultura sconfinata: parlava per ore di Omar Khayyam e di Guido Gozzano, della beat generation e dei novellieri del Duecento, di Eliot, Borges e di Renato Fucini. E della necessità dell’antifascismo contemporaneo. Ne sapeva di etimologia e dialettologia, insieme ai tanti usi di lavorare il maiale, ai modi di gestire il bosco, alle varietà delle piante e dell’orto.











