Siccome non siamo in grado di attuare gli adeguamenti sociopolitici necessari per rispettare gli obiettivi di emissione, dobbiamo dunque rassegnarci a essere in balia del cambiamento climatico? Nel mondo scientifico esiste da decenni un’idea che promette una soluzione a questo problema: una strategia per fermare o addirittura invertire il riscaldamento globale, a prescindere dalla riduzione delle emissioni di gas serra. Si tratta della geoingegneria solare, cioè del tentativo di regolare attivamente l’influenza del Sole sulla Terra, come si fa quando si regola la temperatura di un impianto di riscaldamento.
Una strategia controversa La proposta era già stata avanzata nel 1965 in un rapporto intitolato Restoring the Quality of Our Environment, redatto dal comitato consultivo scientifico del presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson. L’allegato Y4 affrontava la questione dell’anidride carbonica atmosferica. Già allora era chiaro che l’aumento della sua concentrazione sarebbe diventato un problema: «Con la sua civiltà industriale globale, l’uomo sta conducendo, senza rendersene conto, un gigantesco esperimento geofisico. Nell’arco di poche generazioni sta bruciando combustibili fossili che si sono accumulati lentamente nella Terra negli ultimi cinquecento milioni di anni».









