Sembrava facile toccarlo con un dito, ma il cielo ci ha voluto tutti fermi. Oggi, che non ci sei più, le nuvole in alto van più silenziose negli strappi cobalto del cielo. Si sente il rumore di favole spente, ora che non siamo più niente.

Si sente quel suono di un piano, di un Mozart stonato che prova e riprova ma il senso del vero non trova.

Non so se alla fine lo hai trovato quel senso. Sicuramente lo hai descritto con mani che disegnavano sogni e certezze, quando non lasciavi farlo ai tuoi occhi, alle mani.

Ci lasci così, noi passeggeri di treni paralleli, piccoli eroi delle occasioni perse, giovani Franti che sghignazzano a dottrina, acrobati della malinconia, ad annaspare nel niente, a custodire i ricordi, carezzare le età, con quello stallo o rifiuto crudele e incosciente del diritto alla felicità.

Con te se ne vanno la ragazza dell’Autogrill, con quel sorriso da fossette e denti da pubblicità, l’indù in latta di una scatola di té che picchiettavi per non gettarle in faccia qualche inutile cliché.