Milano – Che dolcissima, malinconica nostalgia. C’è stato un tempo, nel tempo di ciascuno, in cui Guccini è stato la colonna sonora della gioventù. Le prime canzoni imparate con la chitarra. Il falò sulla spiaggia. Quelle erre arrotatissime accentuate per sorridere. Gli accordi di Eskimo: Do, Sol, Fa, Do, La minore, Mi minore, Re, Sol. Facili. La Locomotiva al liceo. La scoperta di Hemingway. Quella sensazione di saperla lunga solo intonando un ritornello, condividendo un testo con gli amici, cercando senso in una poesia. Quanti sono, siamo in debito con Francesco Guccini? Una voce chiara, limpida, nel suo spettro così caldo, basso, roco. La voce di un padre, di un nonno, di un compagno di bevute o di partito, la voce dell’amico saggio, e sensibile, traduttore di sentimenti complessi in melodie classiche, semplici, accoglienti.

C’è un testo, più di ogni altro, che descrive la tristezza di oggi. Un 6 agosto dolce come miele, per il tempo scivolato su di noi. E su Francesco Guccini. L'incontro è per sempre.

Francesco Guccini

E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,

la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.