Il britannico Telegraph svela le rotte dei migranti. A Ceuta intanto la situazione è fuori controllo. E mentre Madrid minimizza sui social a migliaia si danno appuntamento per il 15 di agosto

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«Pedro Sánchez hijo de puta», letteralmente tradotto «figlio di puttana», è questo lo slogan adottato in centinaia di manifestazioni in Spagna in questi giorni, dalle manifestazioni politiche di protesta contro il suo governo fino a quelle sportive. Sono centinaia le piazze a protestare contro il presidente del Governo, divenuto tra i più impopolari di sempre dopo l’invasione migratoria di Ceuta.

Lo stesso slogan è persino apparso in un murale (subito cancellato) lungo un muro che conduce alla residenza estiva del presidente a Lanzarote (Isole Canarie), dove lo stesso si è ritirato con la famiglia per un periodo di vacanze, nel momento in cui la Spagna vive la peggior crisi migratoria dell’ultimo decennio. Il leader di Vox, Santiago Abascal, chiede di continuo e a gran voce le sue dimissioni e la militarizzazione della frontiera, definendo il presidente un «codardo e traditore sottomesso al Marocco». Più pacati, ma altrettanto duri, i popolari spagnoli, che gli attribuiscono tutta «la responsabilità dell’invasione in corso». Durissimo anche il presidente Usa Donald Trump, che parla di «catastrofe e invasione» causate dalle politiche di Sánchez. La nostra premier Giorgia Meloni ha parlato di politiche «pull factor», cioè che spingono l’immigrazione di massa. Si spinge oltre il presidente argentino Javier Milei, che accusa il presidente spagnolo di adottare una politica scellerata e finalizzata a usare gli «immigrati per nazionalizzarli e farli votare per lui, perpetuando la sua tirannia socialista».