Un sottosegretario che si rende disponibile ad una collaborazione politica e un presidente della Regione che rivendica il suo diritto di fare. Il tema del Piano di rientro della Puglia merita una riflessione che va ben oltre la cronaca politica e i dati di bilancio, i quali restituiscono una situazione che impone una profonda revisione dell’organizzazione del Servizio sanitario regionale.
La Puglia costituisce una realtà peculiare nel panorama nazionale. È ancora formalmente sottoposta al Piano di rientro, ma non è commissariata. Ciò significa che conserva la pienezza dell’autonomia politica nella gestione del servizio sanitario, pur rimanendo assoggettata alla verifica periodica dei Tavoli ministeriali del Ministero della Salute e del MEF, nonché all’obbligo di conseguire gli obiettivi economico-finanziari concordati.
Il Piano di rientro in itinere nasce per fronteggiare un rilevante disavanzo accumulato negli anni, il cui risanamento è stato perseguito anche mediante un significativo incremento della pressione fiscale regionale, con inevitabili ripercussioni sui cittadini.
La normativa vigente configura il Piano quale strumento di riqualificazione del Servizio sanitario regionale, fondato su tre pilastri essenziali: 1) equilibrio economico; 2) riorganizzazione della rete assistenziale; 3) garanzia dei livelli essenziali di assistenza.







