La sanità pugliese sta vivendo un periodo di verità e di preoccupazioni. Accuse e difese si alternano quotidianamente. Su tutto, il grande equivoco del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, da alcuni vantato per entità e da altri messo sul banco degli imputati per insufficienza.
In mezzo un deficit monstre, del quale solo oggi ci si accorge, atteso che è da sempre una costante, tant’è che anche il trimestrale 2026 recita lo stesso copione. Una situazione che da anni pesa sulle tasche dei pugliesi, chiamati ciclicamente a coprire gli squilibri prodotti da errori politici e gestionali stratificati nel tempo.
Proprio per questo il dibattito apertosi attorno al disavanzo della sanità pugliese rischia di essere, ancora una volta, fuorviante. Da una parte si sostiene che il deficit sia figlio del sottofinanziamento statale; dall’altra si replica che le risorse sono aumentate - a livello di totale, nonostante diminuite in rapporto al PIL - e che il problema risieda esclusivamente negli sprechi, nelle inefficienze e nella trascorsa cattiva gestione regionale. Entrambe le letture colgono aspetti reali, ma entrambe restano parziali.
La verità è più profonda e riguarda l’impianto stesso del finanziamento sanitario italiano.









