Il deficit di 350 milioni nella Sanità pugliese, scoperto dal presidente Decaro, appena insediato, poteva costituire il presupposto per accertare le cause che, in ipotesi, potevano essere ricondotte alla scarsa capacità finanziaria di chi gestisce l’assistenza nelle sue declinazioni (di prevenzione, di cura e di riabilitazione) ovvero alla scarsa conoscenza della legislazione sanitaria di specie.

Il riferimento riguarda il problema delle liste di attesa il quale è stato risolto in via empirica partendo dalle urgenze assistenziali, senza tenere in debito conto che, nella specie doveva e deve farsi applicazione del decreto legislativo n. 229/99, tuttora in vigore, che individua i criteri di prescrizione delle prestazioni, partendo per ogni singola prestazione dal carattere della sua appropriatezza, e cioè dell’adeguatezza che deve essere motivata in relazione alla patologia specifica sulla base dei criteri legislativi che in ordine di priorità fanno riferimento: 1 – alle evidenze scientifiche; 2 – alle buone pratiche cliniche; 3 – all’esperienza maturata negli anni nel dipartimento specifico. Il tutto secondo l’aggiornamento degli stessi indici.

Gli articoli legislativi in questione oggetto di applicazione sono: 1) Art. 1 comma 7 lett. b); 2) Art. 8 quater e 8 quinquies; 3) Art. 15 commi 3 e 6 dello stesso decreto.