Puglia tradita in coerenza con la retorica sanitaria. Unica fortuna dei pugliesi l'esistenza e il funzionamento de «La Gazzetta del Mezzogiorno per le notizie a tutti necessarie». Giovedì 2 luglio a pag. 5, «Col Pnrr 83 Case di comunità. Missione compiuta in Puglia», vengono proclamati notizia sanitaria e compiacimento personale e istituzionale dell'assessore regionale alla sanità, Donato Pentassuglia. Il giorno dopo, 3 luglio, pag. 7, contronotizia, «Sulle Case di comunità Puglia ultima della classe». I consiglieri regionali Fdi dopo sopralluoghi concludono: «Tiriamo le somme, ma i conti non tornano».
In Puglia sanitariamente i più danneggiati sono i lavoratori e i pensionati che restano esposti alle malattie e non alle terapie. Eppure quelle due categorie sono le più corrette sul piano fiscale. Pagano le tasse all'inizio del mese, sempre, e pagheranno, con l'aumento Irpef, il debito sanitario regionale di qualche centinaio di milioni. Il vero punto critico per la sanità pugliese che, riconosciamolo tutti, non funziona, è costituito dal fatto che i grandi operatori e responsabili non hanno problemi con la sanità operativa. I «personaggi» possono avere il meglio anche la notte di Natale o il giorno di Ferragosto. Sono esclusi praticamente dal danno e dal rischio. Il popolo pugliese ha invece la fortuna tradizionale dell'accesso libero in ogni giorno alle Chiese del territorio, al Padre Eterno, alla Madonna della Salute e ai Santi e Beati invocati con fiducia e senza spese. Ma chi si occupa di sanità deve sapere che anche sotto questo profilo esiste un redde rationem! Una resa dei conti.






