Ex ministro spagnolo, che parla bene la nostra lingua, grazie a un Erasmus a Ferrara e un fidanzato italiano. Dolors Montserrat eurodeputata del Partido Popular, è segretaria del Ppe oltre a vicepresidente del gruppo al Parlamento di Strasburgo. Punta il dito contro il primo ministro Pedro Sánchez per l’invasione.Chi è responsabile del disastro di Ceuta?«La colpa dell’ invasione è di Sánchez. Lui sapeva. I servizi segreti spagnoli lo avevano informato, che poteva accadere qualcosa del genere. L’intelligence aveva notato vicino alla frontiera un forte concentramento di gente. E Sánchez non ha fatto niente. È responsabile di una crisi migratoria e di sicurezza senza precedenti».Il primo ministro ha sostenuto che è stato orchestrato tutto dai trafficanti manipolando la controversa sentenza della Corte suprema sul non respingimento dei migranti che arrivano via mare. È così?«Se questo era il problema perché non ha fatto posare la barriera marittima a Ceuta prima che arrivasse l’ondata? Se sono morte un centinaio di persone e arrivate oltre 70mila, in una città di 85mila, la colpa è di Sánchez che non ha protetto i confini. Non ha difeso l’integrità territoriale spagnola e neanche la frontiera Sud dell’Europa».Il governo spagnolo ha dichiarato che ci sono ancora migliaia di illegali a Ceuta. Cosa bisogna fare?«Dobbiamo applicare il patto europeo sull’immigrazione che è vigente da giugno. Il governo spagnolo è stato l’unico a non essere d’accordo. I socialisti hanno votato contro. Ma adesso uno dei Paesi sicuri è il Marocco e allora devono tornare tutti oltreconfine. Sánchez, però, si gode la vacanza da dove manda playlist, mentre l’emergenza non è ancora finita».Il Marocco ci ha messo lo zampino?«È un Paese vicino e deve esserci rispetto reciproco. Non solo la Spagna, ma l’Europa vuole una frontiera sicura. Per questo il Marocco deve impegnarsi contro le mafie del traffico di uomini ed evitare in futuro situazioni del genere».A Ceuta sono arrivati anche tanti sub sahariani, che non vogliono tornare indietro. Come si affronta questo problema?«Devono venire riconsegnati al Marocco pure loro. In questi mesi ogni giorno è entrato qualcuno illegalmente a Ceuta e Melilla. Circa 4mila migranti l’anno vengono trasferiti sul continente, perché i centri di accoglienza rischiano il collasso. Abbiamo informazioni che anche dalla Siria sono arrivati in Marocco, rimanendo nel Nord, in attesa di passare. E hanno approfittato dell’invasione. Di quelli rimasti a Ceuta non sappiamo nulla a cominciare da eventuali precedenti penali».Lei teme che con l’ondata siano arrivati pure dei criminali?«Il governo sostiene semplicemente di non saperlo. Molti si stanno nascondendo nelle zone più montagnose e anche nei quartieri della città. Ed è difficile identificarli».Non pochi vengono da paesi come Sudan, Mali, Somalia, Nigeria e addirittura dall’Afghanistan. Potrebbero esserci anche jihadisti?«Se non sappiamo chi siano veramente potrebbe essere. Per questo vogliamo una frontiera sicura che fermi i terroristi, ma pure per la dignità dei migranti, che devono arrivare in Europa in maniera legale, con un visto, un lavoro».Ci sono stati altri fattori che hanno provocato l’invasione?«Sánchez ha voluto una regolarizzazione massiva, che ha provocato un effetto calamita».Alcuni migranti dell’invasione sono già arrivati in Spagna?«Il rischio esiste, ma adesso Ceuta è sigillata. Resteranno nascosti e ci proveranno più avanti. Per questo reputiamo molto importante la riunione dei ministri dell’Interno Ue (di ieri, nda), che ha chiesto a tutti di implementare il patto sull’immigrazione ideato dall’Italia. Ed è importante che la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, abbiano voluto la riunione per stare al fianco del popolo di Ceuta».Cosa pensa del nuovo appello per un’altra invasione il 15 agosto?«La Commissione Ue è in contatto con Rabat affinché faccia tutto il necessario per rispettare l’integrità territoriale dell’Europa, che inizia a Ceuta e Melilla. Speriamo che non accada, ma il Marocco ha la responsabilità di chiudere la frontiera per non far passare nessuno. Si tratti di un’invasione o di singoli arrivi illegali».