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Martedì in un’intervista alla Verità il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso solidarietà alla Spagna per la crisi migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta, dove giovedì più di 50mila persone migranti erano entrate dal Marocco per poi tornare quasi tutte indietro in meno di un giorno. Nei giorni precedenti però il governo di Giorgia Meloni, di cui Piantedosi fa parte, aveva scelto un approccio del tutto diverso, molto critico e severo contro le politiche migratorie del primo ministro spagnolo, il socialista Pedro Sánchez, al punto da ripristinare i controlli su navi e aerei in arrivo in Italia dalla Spagna. Cosa è cambiato?
In parte c’entra il fatto che la crisi sia rientrata in poco tempo, in parte che l’Italia sia rimasta essenzialmente da sola a sostenere la necessità dei controlli di frontiera.
Dopo che tutte quelle persone erano arrivate a Ceuta, venerdì Meloni aveva annunciato, un po’ impropriamente, una “sospensione” dell’accordo di Schengen. Aveva poi promosso una reazione europea con una lettera, firmata da altri 22 paesi membri, nella quale addossava alla Spagna la responsabilità della crisi. In particolare la accusava di aver attirato i migranti con una misura, approvata dal governo spagnolo qualche mese fa, per la regolarizzazione di quasi un milione di immigrati.













