Gli arrivi in massa di migranti dal Marocco all’exclave spagnola di Ceuta hanno aperto una crisi politica all’interno dell’Unione Europea che verrà affrontata oggi in un incontro tra tutti i ministri dell’Interno dei paesi membri. La crisi è animata soprattutto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la più critica verso il governo di sinistra della Spagna, che sulle politiche migratorie ha adottato spesso un approccio diverso da quello italiano, più restrittivo e rigido.

Meloni ha guidato un’iniziale reazione europea che ha colpevolizzato la Spagna e il suo primo ministro Pedro Sánchez, Socialista, accusato di non sapere gestire la frontiera spagnola ed europea col Marocco permettendo l’arrivo di così tanti migranti. Nei giorni successivi le posizioni di alcuni paesi e delle istituzioni dell’Unione Europea si sono ammorbidite, grazie anche alla rapida risoluzione della crisi, con il rientro e le espulsioni in Marocco di gran parte dei migranti. Non è cambiata però la posizione del governo italiano.

Meloni ha visto nella crisi di Ceuta un’occasione per attaccare un approccio considerato troppo morbido sulla questione dell’immigrazione e per trasformarla in una battaglia politica contro Sánchez, spesso indicato come un modello per la sinistra italiana. Meloni ha usato Ceuta come strumento di campagna elettorale interna: ha descritto la crisi migratoria dello scorso fine settimana come il risultato inevitabile di politiche diverse da quelle repressive e di chiusura totale delle frontiere.