«Sanchez è un problema per l’Europa intera». Cayetana Álvarez de Toledo parla schietto. Invita a guardare la luna e non solo il dito. La posta in gioco della crisi di Ceuta è altissima, spiega al Messaggero la deputata del Partito Popolare di Spagna e portavoce della Commissione Affari Costituzionali del Congresso dei Deputati, tra le voci più autorevoli e ascoltate della politica spagnola. Che nelle ore della crisi fra Roma e Madrid riconosce a Giorgia Meloni di aver compreso «la radice del problema».
Cosa rivela la crisi di Ceuta sulla politica migratoria spagnola ed europea?«Chiariamo subito che quello che è successo a Ceuta non è una crisi migratoria dovuta alle reti di trafficanti umani. È un attacco premeditato e annunciato alla sovranità e all'integrità territoriale della Spagna e dell'Europa intera. Diciamoci la verità e lasciamo stare gli eufemismi diplomatici».E qual è la verità?«Il Marocco sta sfruttando la debolezza del fallimentare governo di Sanchez e mette alla prova la resistenza del nostro Paese».C'è dunque una crisi geopolitica in atto?«Certo. Sanchez ha promesso che la consegna del Sahara Occidentale al Marocco avrebbe favorito una nuova fase delle relazioni con il nostro vicino».E invece?«Era una bugia. Ha piuttosto inviato un messaggio devastante: la Spagna, messa sotto pressione, fa marcia indietro».Qui torniamo a Ceuta.«È l'eredità di una politica estera disastrosa. Sanchez ha umiliato la Spagna. Danneggiato i rapporti strategici con gli Stati Uniti. Lanciato una regolarizzazione di massa che è diventata un “pull factor” per i migranti illegali, ha indebolito la compattezza europea sulle migrazioni e infiammato le tensioni sociali».L'Italia non ha riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.«Decisione saggia di Meloni, le siamo grati. Sanchez ha agito da solo, senza neanche consultare il Parlamento».Cosa dovrebbe fare ora?«Dichiarare che l'integrità territoriale spagnola non è negoziabile e va difesa, perché ne va della sovranità europea. Dobbiamo rispedire indietro ogni singola persona entrata illegalmente nel nostro Paese. Ce ne sono ancora migliaia: Ceuta ha circa 80mila abitanti e più di 60mila migranti sono entrati illegalmente in poche ore. Inaccettabile».E una volta finita l'emergenza?«Si deve blindare il confine terrestre. I nostri cittadini hanno diritto a sentirsi sicuri e protetti, è il primo dovere di uno Stato. Rinforziamo la Polizia, la Guardia civile e se necessario le Forze armate. Ovviamente insieme all'Ue e a Frontex».Cosa pensa della decisione italiana di sospendere Schengen?«Il problema è Sanchez, non Schengen. Sta diventando un problema serio per tutta l'Europa».Il governo spagnolo accusa l'Italia di fare propaganda.«Trovo la lettera di Sanchez inaccettabile. Accusa l'Italia di egoismo, mette nel mirino l'Europa invece che i responsabili di questo attacco alla Spagna. Proprio mentre dovremmo lavorare insieme. L'Europa merita un governo spagnolo leale, che tiene fede agli impegni e protegge i suoi confini invece che indebolirli creando tensioni sociali».Si riferisce alla maxi-regolarizzazione dei migranti?«Più di mezzo milione. Un grave danno alla nostra sicurezza collettiva. È il metodo Sanchez: mette sempre la sopravvivenza politica sua e dell'estrema sinistra davanti agli interessi comuni europei».Ma è stata la Corte suprema a vietare i respingimenti dei migranti che arrivano via mare.«La Corte non scrive la legge, la applica. Il Partito popolare ha avvisato a più riprese il governo di rafforzare la legge e di prendere precauzioni per il rischio di un'ondata di massa. Da giorni le autorità di Ceuta avvisavano la Moncloa di questo pericolo».Ha letto la lettera di Meloni e altri 21 leader europei?«Sì. Sta emergendo un nuovo consenso politico in Europa. Per me sono tre i principi non negoziabili sulle migrazioni. Uno: lo Stato di diritto. La legge è la più alta espressione di una comunità morale. Tutti sono uguali davanti alla legge. Non possiamo permettere ad alcuni di violare la legge mentre altri si adeguano alle regole per entrare nel nostro Paese».E il secondo?«Il lavoro. E lavoro vuol dire dignità. Le persone che entrano in Europa dovrebbero lavorare e contribuire a costruire un futuro. Rendere sostenibile il welfare invece che vivere a spese dello Stato».L’integrazione non è un requisito?«È il terzo principio. Dobbiamo garantire che chi arriva in Europa si integri in un sistema di valori che assicura libertà, uguaglianza tra uomini e donne, separazione tra Stato e religione, coesistenza pacifica. Non sono valori da difendere in quanto occidentali, spagnoli o italiani. Vanno difesi perchè permettono alle società libere di prosperare e alle persone di vivere insieme in pace».Sanchez parla di inverno demografico. È una realtà dimostrata dai numeri.«Vado subito al punto: sì, abbiamo bisogno dell’immigrazione, senza ci sarebbe il collasso economico, perchè facciamo sempre meno figli. Ma l’immigrazione deve rispettare i tre principi menzionati. Deve essere legale, connessa al mondo del lavoro. Se apriamo i confini a tutti lo Stato sociale collassa. Non avremmo i soldi per le pensioni, la sanità, l’istruzione».Meloni vuole estendere il “modello Albania” ad altri Paesi africani. Esternalizzare il problema migratorio è una soluzione?«Il modello Albania è solo un tassello di una strategia molto più ampia. Ricordo una frase di Meloni che mi è rimasta impressa. Tutti parlano del diritto a emigrare, ma cosa stiamo facendo per garantire a queste persone il diritto a non emigrare? Il diritto a costruire un futuro nel loro Paese, a investire nelle proprie istituzioni. È una verità che troppo spesso l’Europa dimentica. Per anni abbiamo parlato quasi soltanto del diritto a venire in Europa. Molto meno del diritto delle persone a vivere nel proprio Paese, a costruirsi lì una nuova vita. Urge un cambio di prospettiva».Il piano Mattei italiano è una via percorribile?«Certo, è parte della soluzione. Ma credo che dovremmo andare alla radice del problema migratorio. Assicurandoci che i Paesi confinanti non diventino posti dai quali le persone si sentono costrette a fuggire. Il divario economico fra la Spagna e l’Africa del Nord è ancora enorme, l’Europa deve tornare a investire nei Paesi di origine».Trump critica l’Europa. Sono interferenze indebite?«Chiunque ha il diritto di esprimere un’opinione. Purché si dica la verità e vi sia aderenza con i fatti. A me ora preme che la Spagna non paghi il prezzo delle decisioni di Sanchez, che non sia punita per le sue scelte improvvide».Oggi i ministri dell’Interno europei proporranno di istituire dei “return hubs” in Africa. Stringere accordi bilaterali con i Paesi di origine non rischia di dare loro una leva politica eccessiva sulle decisioni dell’Ue?«Sì, il rischio di una sorta di ricatto è concreto. I migranti sono utilizzati come armi, esseri umani ridotti a strumenti di manovre geopolitiche. È inaccettabile. Quasi novanta persone hanno perso la vita nella crisi di Ceuta, molti altri sono rimasti feriti nel tentativo di attraversare il mare. Queste persone sono utilizzate da governi senza ritegno per perseguire obiettivi strategici e politici. L’Europa deve rispondere con fermezza. Se accetta queste aggressioni mina non solo i principi su cui si fonda l’Unione ma anche l’integrità territoriale degli Stati membri. E il passo successivo è fin troppo evidente».Sarebbe?«Un danno forse irreparabile alla nostra credibilità e deterrenza. Abbiamo deciso di difendere l’Ucraina contro l’aggressione russa, dobbiamo allora difendere anche i nostri confini da qualsiasi forma di aggressione esterna. Il resto del mondo ci sta guardando. La posta in gioco è altissima. Non c’è solo l’immigrazione: in palio ci sono i valori occidentali e la volontà dell’Europa di difenderli».










