Pedro Sanchez è arrivato a Ceuta mattina ed è stato accolto da numerosi fischi dai residenti, che non hanno gradito la gestione fatta dal governo delle frontiere dopo quella definiscono una “invasione”. Ma se la sinistra italiana si scapicolla per difendere Sanchez, da Bruxelles ha fatto sentire la sua voce anche Ursula von der Leyen che invita la Spagna a sbrigarsi con i rimpatri, mentre diversi Paesi, oltre all’Italia, si dicono pronti a intervenire per tutelarsi da una possibile immissione massiccia, che il governo spagnolo di essere in procinto di risolvere.“Quanto accaduto a Ceuta è un attacco e una violazione della sovranità territoriale della Spagna”, ha dichiarato il premier spagnolo, costretto ad ammettere il fallimento di una politica eccessivamente aperta e permissiva ed esprimendo “un rimprovero e una condanna al livello più energico possibile”. Il governo spagnolo, ha detto, “utilizzerà tutte le risorse dello Stato per garantire la sicurezza dei cittadini di Ceuta e della Città autonoma di Ceuta. Difenderemo la sicurezza, la convivenza, la prosperità e la tranquillità degli abitanti di Ceuta come se vivessero lungo la M-30 della capitale”. Nel frattempo il premier ha ammesso le prime responsabilità delle istituzioni in questa crisi: “In attesa di stabilire esattamente quali modifiche legislative siano necessarie, qualora lo fossero, abbiamo chiesto alla società pubblica Sasemar di dispiegare delle boe presso il frangiflutti”.Una dichiarazione che non stupisce, a fronte della decisione della Corte Suprema che vieta il rimpatrio immediato di chi passa il confine a nuoto senza una delimitazione fisica, emessa appena pochi giorni fa, imponendo di svolgere l’intero iter burocratico tradizionale, che dura anche mesi. Secondo alcune fonti di Madrid sarebbe stata interpretata e “strumentalizzata dalle mafie e dalle organizzazioni criminali” e quindi ora Sanchez ha ordinato l’applicazione delle boe per “dare attuazione alla sentenza del Tribunale supremo e a creare almeno una barriera di contenimento, una barriera fisica visibile”, che dovrebbe consentire alle autorità di considerare più chiaramente delimitata la frontiera marittima e “facilitare, dal punto di vista amministrativo, i respingimenti alla frontiera”. Ursula von der Leyen ha duramente richiamato la Spagna alle sue responsabilità: “Le immagini provenienti da Ceuta sono inaccettabili. Non possiamo permettere a nessuno di entrare nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole. Gli attraversamenti pericolosi devono cessare immediatamente. Le reti di contrabbando devono essere smantellate. E i rimpatri devono essere rapidi, come previsto dalle nostre regole”. Per garantire il rispetto delle regole, von der Leyen ha dato incarico a “due commissari di fornire supporto per il controllo della situazione. Magnus Brunner sta già lavorando a stretto contatto con la Spagna ed è pronto a recarsi nei punti critici. Si occuperà di fornire ulteriore supporto operativo alla Spagna, anche tramite Frontex. Dubravka Suica è in contatto con la sua controparte marocchina. Sono fiduciosa che la nostra stretta collaborazione con il Marocco contribuirà a ottenere risultati concreti”. Anche la Svezia ha alzato la voce con la Spagna tramite il suo premier Ulf Kristersson, sottolineando l’importanza che la Spagna “agisca con urgenza per riottenere il controllo della situazione e adempiere ai propri impegni nell’ambito della cooperazione Schengen”. In alternativa, “se lo sviluppo dovesse rischiare di influenzare la sicurezza della Svezia o la sua situazione migratoria, il governo è pronto ad adottare le misure necessarie per tutelare ordine e controllo”. Un modo sottile per unirsi a quanti hanno annunciato la possibilità di sospendere Schengen: nulla di diverso rispetto a quanto già fatto dalla Germania o dall’Austria con i confini orientali per fermare gli ingressi dalla rotta balcanica. Una misura assunta anche dall’Italia per il controllo del confine orientale, da cui passano i migranti irregolari. Dalla Finlandia, il ministro dell’Interno finlandese Mari Rantanen si è detta favorevole all’esclusione della Spagna dall’area Schengen a causa della crisi migratoria nella città autonoma di Ceuta, affermando che “tutti i Paesi europei devono sostenere la proposta di Meloni. I Paesi che non adempiono al loro obbligo di proteggere le proprie frontiere esterne non possono essere membri di Schengen”. Alle voci si è unita anche La premier danese socialdemocratica Mette Frederiksen: “È chiaro che l’Ue deve prendere immediatamente tutte le misure necessarie e considerare tutte le possibilità, anche la sospensione della cooperazione Schengen”. Così ha scritto in una nota la leader danese, aggiungendo che “l’immigrazione incontrollata rappresenta una minaccia per l’Europa e per la Danimarca”. Frederiksen ha poi reso noto di aver sentito Meloni: “Stiamo riunendo i leader europei per discutere la situazione”. Nel frattempo la Francia ha rafforzato il confine su indicazione di Emmanuel Macron, attivando la Forza di intervento rapido alle frontiere, per effettuare verifiche approfondite. Quindi confine nord già chiuso per la Spagna da parte della Francia, che aveva già annunciato misure più forti a seguito della decisione spagnola di regolarizzare oltre 1 milione di migranti.
L’Ue: “Rimpatri rapidi”. E Sanchez ora si accorge del disastro: “Attacco alla sovranità della Spagna”
Sanchez ammette le responsabilità di una recente sentenza della Corta Suprema, “interpretata” dai trafficanti per agevolare gli ingressi a Ceuta e l’Ue lo richiama










