Per molti anni il socialismo americano è sembrato un fenomeno di nicchia, anche se potentissimo nella sua egemonia culturale: nei campus universitari, nei circoli intellettuali, in qualche enclave urbana della costa Est, tra scrittori e giornalisti, a Hollywood e tra le celebrity pop. Oggi non è più così. L'estate del 2026 potrebbe passare alla storia come il momento in cui l’estrema sinistra ha conquistato il Partito democratico dall'interno.
L'ultimo segnale arriva dal Michigan, uno degli Stati decisivi della cintura industriale del Mid-West. Abdul El-Sayed ha conquistato la nomination democratica per il Senato, aggiungendosi a una serie di vittorie che, da New York al Colorado, da Los Angeles allo Stato di Washington, testimoniano la crescita dei Democratic Socialists of America, DSA. Non si tratta più soltanto del successo personale del sindaco di New York Zohran Mamdani, oggi il volto più noto di questa nuova sinistra; o del «nonno» storico Bernie Sanders, o dell’altra pioniera newyorchese che è stata Alexandria Ocasio-Cortez (forse una futura candidata alla nomination per la Casa Bianca). Ormai emerge una classe dirigente diffusa, capace di vincere primarie in territori molto diversi fra loro e soprattutto di mobilitare una generazione di elettori che il Partito democratico tradizionale fatica a rappresentare.











