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Stefano Vicari

Non è perfezionismo né mania dell'ordine: la necessità di controllare tutto nasconde una forte angoscia che i comportamenti rituali provano a ridurre. I consigli del neuropsichiatra per aiutare i ragazzi con questo disturbo

Viola ha quattordici anni e frequenta il primo anno di liceo linguistico. È sempre stata una ragazza attenta, ordinata, molto scrupolosa. Da bambina controllava più volte di aver messo i libri giusti nello zaino. Alle medie impiegava ore a preparare una verifica, non perché non capisse, ma perché non si sentiva mai abbastanza sicura. I genitori la definivano perfezionista.Negli ultimi mesi, però, la situazione è cambiata. La mattina Viola impiega sempre più tempo per uscire di casa. Controlla lo zaino, poi lo ricontrolla. Torna in camera per verificare di aver spento la luce. Arrivata alla porta, chiede alla madre se il gas sia chiuso, anche se non lo ha usato. Poi torna indietro a controllare di nuovo. Se qualcuno prova ad accelerarla, si agita.«Devo essere sicura», dice.

All’inizio i genitori pensano a una forma di ansia legata al passaggio al liceo. Le dicono di stare tranquilla, di non esagerare. Ma le rassicurazioni durano poco. Dopo pochi minuti, Viola chiede di nuovo: «Se succede qualcosa per colpa mia?». La madre risponde, poi risponde ancora, poi perde la pazienza. Il padre la invita a «usare la logica». Ma la logica non basta.Il pensiero torna. Torna sempre. Viola ha paura che, se non controlla, possa accadere qualcosa di grave. Che la casa prenda fuoco. Che qualcuno si faccia male. Che un errore banale diventi una catastrofe. Sa che agli altri sembra assurdo. Sa che molte delle sue paure sono esagerate. Ma non riesce a liberarsene. «È come avere una frase in testa che non si spegne», mi racconta.A scuola la situazione si complica. Viola rilegge più volte le risposte prima di consegnare un compito. Cancella, riscrive, ricomincia. A volte non finisce le verifiche pur sapendo gli argomenti. In bagno si lava le mani molte volte, soprattutto dopo aver toccato maniglie, banchi, oggetti passati da altri. Le compagne cominciano a notarlo.