La nostra lettrice racconta dell’episodio che l’ha portata a confrontarsi con il senso di responsabilità e l’organizzazione durante l’adolescenza
di Stefania Medetti
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Lia parla del disordine di suo figlio Filippo, 15 anni, mostrando una foto dal cellulare: “Questo è quello che ho trovato nel suo zaino quando l’ho vuotato”. Nell’immagine, c’è di tutto: carte di merendine, quadernoni con le orecchie, due calcolatrici, penne senza tappo, un paio di libri, fogli con appunti, biglietti scaduti, una presa per ricaricare il cellulare, ma senza il cavo, una custodia degli occhiali, un mazzo di chiavi, un pupazzetto di plastica, una gomma. “Il set di Invisalign che giurava di aver messo nello zaino, però, non c’era”. Ed è questa scomparsa che ha acceso la miccia prima delle vacanze nella casa torinese di Lia (il nome è di fantasia): “Eravamo appena stati dal dentista a ritirare l’ultima serie di set. Due giorni dopo non trovava più le mascherine che aveva appena iniziato a usare e non ci ho visto più, non solo per il costo”. Non era la prima volta, infatti, che Filippo perdeva qualcosa, ma l’apparecchio per la madre è stata l’ultima goccia. “Capita a tutti una dimenticanza, o una distrazione, ma a me è sembrata proprio una totale assenza delle priorità, ma anche una trascuratezza che alla sua età è francamente inaccettabile”. A rendere la situazione ancora più difficile, c’è l’inevitabile confronto con la sorella maggiore. “Con Federica, che oggi ha 20 anni e studia biologia, non abbiamo mai avuto questo tipo di problemi. Fin da piccola si è sempre gestita da sola: compiti, appuntamenti, materiale scolastico e sportivo, non abbiamo mai dovuto combattere contro il caos”.






