Lo scaffale
Mario Lavia
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Ci sentiamo soffocati dalla democrazia, scrive il filosofo francese Geoffroy de Lagasnerie in questo agevole saggio, “L’anima nera della democrazia” (traduzione di Eusebio Trabucchi, L’Orma editore). È da tale inquietudine che prende le mosse questo libro che non appartiene alla tradizione reazionaria, né indulge alle nostalgie autoritarie. Al contrario: nasce dentro la cultura progressista e ne denuncia il limite più profondo, l’incapacità di immaginare un orizzonte diverso da quello della democrazia liberale, come se la storia avesse davvero pronunciato la sua ultima parola.
La provocazione intellettuale del filosofo francese è radicale. Non denuncia la “democratura”, cioè la deformazione autoritaria della democrazia. Mette invece sotto accusa il suo principio fondativo: la regola della maggioranza. Perché una maggioranza, osserva, può decidere anche l’ingiustizia, trasformando il voto in uno strumento di dominio anziché di emancipazione. Così la democrazia rischia di ridursi a una mera procedura, impeccabile nella forma ma muta davanti alla sostanza del bene e della giustizia. È un manifesto, quelli di de Lagasnerie, che demolisce il principio di maggioranza in nome del quale i governi e i Parlamenti possono imporre il loro volere a tutti. Infatti, diversi governi democratici hanno portato e portano a risultati catastrofici: e si citano, invero un po’ alla rinfusa, Javier Milei e Tony Blair, Bolsonaro e Giorgia Meloni, e certamente Trump e Putin.







