Il saggio
Francesco Subiaco
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Bisogna riconoscere il male senza ridurlo a una conseguenza di un trauma o dei rapporti di potere. È questo il monito di “Democrazie e culti della morte. Israele, Hamas e il futuro dell’Occidente”, il saggio di Douglas Murray pubblicato da Guerini e Associati con una prefazione di Corrado Ocone, filosofo, intellettuale ed editorialista. Un libro che nasce dai reportage, dalle interviste e dai viaggi compiuti dall’autore in Israele dopo il 7 ottobre 2023 e indaga le conseguenze e le radici culturali del rapido deterioramento della solidarietà verso lo Stato ebraico. Murray mostra infatti come, mentre si contavano ancora i morti e gli ostaggi del terrorismo islamista, nelle piazze e nelle università occidentali il dibattito si spostava già dai crimini di Hamas alle responsabilità israeliane. Da qui la domanda che attraversa il volume: perché una parte dell’Occidente ha reagito con maggiore durezza alla risposta israeliana che al massacro che l’aveva provocata?
La risposta di Murray è anzitutto culturale. Da una parte vi sarebbero società fondate sulla tutela della vita individuale; dall’altra movimenti che trasformano la morte in uno strumento politico e religioso. Nella sua prefazione Ocone individua il centro del libro proprio nella visione attribuita al movimento jihadista per cui «noi amiamo la morte più di quanto voi amiate la vita». Per Murray, questa formula esprime tutta l’asimmetria morale tra le due parti in gioco e che l’Occidente fatica a riconoscere.









