Il libro di Goffredo Buccini, intenso e coraggioso, sul «secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica» (“Tyrannis”, Neri Pozza) è la storia di un percorso personale e collettivo per essere efficaci, cioè non distratti, e tempestivi, cioè consapevoli dell’urgenza, nella difesa di una democrazia in pericolo.
Nell’immaginario dialogo con una ragazzina che a dieci anni partecipa con la madre alle contestazioni di Seattle 1999, c’è verosimilmente la lunga strada dell’autore stesso nella crescente angoscia per la crisi di valori e per la negazione progressiva della democrazia liberale nel mondo, proprio quella che negli anni Nonvanta era apparsa come la fine della storia e la vittoria indiscutibile della libertà.
Significativo il riconoscimento che nei ringraziamenti conclusivi, Buccini rivolge all’amico Fausto Bertinotti, dopo «due anni di discussioni serrate ed amorevoli litigi» che nella finale sintesi dialettica hanno rafforzato la tesi del libro, «anche per contrapposizione». Par di vedere questa discussione, alimentata da un Bertinotti attento e partecipe che – nel suo percorso intellettuale e culturale – già anni fa ha confessato la sua ammirazione discorde per il pensiero liberale.







