Ogni anno in Francia vengono abbattuti circa 1,7 milioni di animali selvatici appartenenti a dieci specie autoctone considerate responsabili di danni alle attività agricole e zootecniche. L’elenco comprende la volpe rossa, la faina, la martora, la puzzola, la donnola, la cornacchia nera, il corvo comune, la gazza, la ghiandaia e lo storno.

Ma questa strategia di “controllo letale” funziona? Secondo una nuova ricerca pubblicata su Biological Conservation, la risposta è negativa.

Gli scienziati del gruppo di ricerca coordinato da Frédéric Jiguet, del Centre d'Écologie et des Sciences de la Conservation di Parigi, hanno esaminato i dati ufficiali raccolti dal Ministero dell'Ambiente francese tra il 2015 e il 2022, confrontando il numero di animali abbattuti con i danni economici dichiarati dagli operatori interessati e con l'andamento delle popolazioni selvatiche.

I risultati indicano che non esiste alcuna evidenza statistica che l'aumento degli abbattimenti comporti una diminuzione dei danni economici.

Sette anni di dati sotto la lente