Da due giorni il centrosinistra discute di sequenza: se affidare alle primarie di coalizione anche la linea di politica estera, a partire dagli aiuti militari a Kyjiv, oppure pretendere prima un programma condiviso. Molte dichiarazioni, un solo tema: l’ordine dei fattori. Sembra una discussione di metodo. È invece il modo più efficace per rinviare quella di merito, perché le due posizioni condividono lo stesso presupposto, cioè che un programma di coalizione sia una somma di capitoli negoziati, in cui ciascun partito porta a casa il proprio. Se il programma è quello, l’ordine non cambia nulla.

Nell’ottobre 2005 si tennero le prime primarie di coalizione della storia repubblicana: prima il leader, esattamente la sequenza oggi riproposta. Il programma dell’Unione arrivò quattro mesi dopo: 281 pagine, consegnate ai sei leader con una formula d’impegno a restare uniti per l’intera legislatura. Il governo durò venti mesi.

La ragione non sta nell’ordine, ma nel modo in cui quelle pagine vengono scritte. I programmi di coalizione si redigono per tavoli tematici: ogni tavolo riunisce le delegazioni dei partiti e produce un testo che regge dentro il capitolo. Nessuno verifica la coerenza fra i capitoli. Ogni pezzo è difendibile, l’insieme non sta in piedi.