Mentre Donald Trump per la trentottesima volta dichiara che sta per distruggere l’Iran e poi invece va a giocare a golf e si fa prendere in giro dai pasdaran, qualcosa di importante accade in una Gaza, di cui, per fortuna, il presidente americano non si occupa: i Paesi arabi hanno indicato in Mohammed Dahlan – non a caso strenuo avversario di Abu Mazen – il nuovo leader palestinese di cui si fidano e gli stanno riconoscendo il ruolo di potente “eminenza grigia” per disegnare la complessa road map di uscita dalla crisi di Gaza.
Questa decisione deriva da una premessa indispensabile che non è mai ricordata dai media e dagli analisti da talk show: i Paesi arabi, tutti i Paesi arabi, Qatar escluso, non ne possono più non solo di Hamas, ma anche di Abu Mazen e di tutta la dirigenza palestinese. Quindi, dopo decenni di sconfortato attendismo, hanno finalmente deciso di prendere in mano il corso degli avvenimenti e di imporre ai palestinesi non solo le loro regole del gioco ma anche una nuova leadership di rottura non solo con Hamas, ma anche con il disgraziato quarantennio di Yasser Arafat e col corrotto ventennio di Abu Mazen.
Questo, in un quadro che vede ora il Qatar, che da venti anni semina odio e guerra per interposto Hamas, trovarsi letteralmente in braghe di tela perché non può più sviluppare il suo triplo gioco di concerto con l’Iran, dopo che i pasdaran, all’insegna di un demenziale “tanti nemici, tanto onore”, hanno bombardato tutti i Paesi del Golfo (Qatar incluso).













